Sigmund Freud: come tradurre un genio

 Categoria: Storia della traduzione

Raramente deve essere stato così complicato tradurre un autore come lo fu nel caso del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, autore di numerosi libri e saggi, che introdussero per la prima volta nel mondo concetti totalmente originali.
Probabilmente la più conosciuta delle traduzioni è quella dello psicoanalista James Strachey, che seguendo un ordine cronologico, tradusse dal tedesco all’inglese quelle opere di Freud che erano state scritte tra il 1891 e il 1938.
Colei che finanziò questo progetto fu Marie Bonaparte, pronipote di Napoleone, ex paziente e ammiratrice di Freud, che da parte sua tradusse alcune delle opere del neurologo austriaco in francese.
La traduzione delle opere di Freud impegnò Strachey per circa 20 anni, durante i quali lo stesso venne assistito da sua moglie Alix, e da Anna Freud, la figlia di Sigmund e colei che assumerà poi su di sé l’eredità (intellettuale) del padre.
Quello che diede grande lustro al lavoro di traduzione di Strachey, saranno poi le introduzioni che lo stesso andrà ad aggiungere a ciascun testo; ad ogni introduzione poi, Strachey aggiungerà ampli riferimenti bibliografici riguardanti Freud stesso.

Ma probabilmente ancora più interessanti da trattare risultano essere le traduzioni in Spagnolo. Attualmente esistono due edizioni in spagnolo dei “Lavori Completi” di Freud.
Il primo fu tradotto dallo spagnolo Luis López Ballesteros y de Torres, che tradusse 17 volumi tra il 1922 e il 1934; in questo caso fu lo stesso Freud a congratularsi espressamente con l’autore, affermando poi, di aver appreso lo spagnolo leggendo il Don Quijote.
Comunque, Ballesteros non era uno psicoanalista, e la sua traduzione fu criticata per la sua mancanza di rigore scientifico per ciò che riguardava le cose che venivano espresse in materia di psicoanalisi.
E questa fu una delle regioni per cui anni dopo, a Buenos Aires, la capitale latino- americana della psicoanalisi, si insinuò l’idea che le opere di Freud avessero bisogno di essere tradotte nuovamente.

Questa nuova impresa prese il via nel 1970. La casa editrice “Amorrortu” pianificò una traduzione diretta dei lavori di Freud direttamente dal tedesco, alla quale andavano poi aggiunte le introduzioni che Strachey aveva composto.
La persona che avrebbe dovuto cimentarsi con questa opera di traduzione sarebbe stato Jose Luis Etcheverry, che oltre ad essere un traduttore (riusciva a padroneggiare cinque lingue), aveva studiato economia e filosofia.
Etcheverry era anche uno psicanalista, il quale verrà poi affiancato da tre psicologi nella rielaborazione totale dei principi espressi da Freud, essendo queste le intenzioni della casa editrice.
I 24 volumi tradotti di quest’opera furono pubblicati tra il 1978 e il 1982, scatenando un dibattito tra gli esperti: qual era la traduzione migliore, quella di Ballesteros o quella di Etcheverry?
Generalmente però, la nuova edizione dei lavori completi di Freud, fu accolta di buon grado visto che conteneva la rielaborazione dei principali concetti di Freud, i quali nella traduzione di Ballesteros, erano diventati in qualche modo obsoleti; ma nonostante ciò, inutile sottolinearlo, alcuni punti di vista di tipo conservativo, derisero l’opera come inutile e incorretta. Fino ad oggi comunque, il dibattitto rimane aperto.

Fonte: Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014 sul blog di Trusted Translations

Traduzione a cura di:
Andrea Pietrini
Traduttore ZH>IT, EN>IT
Tivoli (Roma)