L’evoluzione della scrittura cinese (3)

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Parliamo in ultimo stadio della grafia regolare, nata nel tardo periodo degli Han Orientali, e che raggiunse la piena maturità all’epoca delle dinastie del Nord e del Sud (420-589), imponendosi come forma standard e rimanendo fino ad oggi lo stile ufficiale di scrittura. Ma non siamo ancora arrivati alla fine del nostro excursus, poiché giunti a questo punto, stiamo ancora parlando di caratteri complessi, o che comunemente vengono definiti “tradizionali”, mentre la Repubblica popolare cinese si avvale di caratteri che definiamo“semplificati”. In ogni carattere i tratti seguono un ordine fisso e regole definite – la loro corretta composizione è infatti importante – per motivi di ordine estetico e per facilitare la memorizzazione del gesto grafico. Le unità grafiche cinesi sono quindi combinazioni di un certo numero di tratti fondamentali – si pensi che il carattere più semplice si compone di un solo tratto – mentre i più complessi arrivano anche a sommarne una trentina; è naturale pensare che più alto è il numero dei tratti e più difficoltosa sarà la sua memorizzazione.

Nessuna meraviglia dunque che già all’inizio del secolo fosse abbastanza diffusa l’opinione che la scrittura andasse semplificata. Già nel 1935 il governo nazionalista fece pubblicare un elenco di circa 320 caratteri, le cui forme semplificate venivano rese ufficiali. L’iniziativa incontrò l’opposizione dei conservatori, ma venne riproposta nuovamente nel 1956 e nel 1964 fu pubblicato l’Elenco generale dei caratteri semplificati, che contava circa 2238 caratteri interamente o parzialmente semplificati. I principi generali che ispirarono la scelta dei diversi tipi di semplificazione furono cinque: 1. Adozione di varianti corsive più semplici delle regolari. 2. Adozione di varianti arcaiche composte da un numero inferiore di tratti. 3. Adozione di omofoni costituiti da un minor numero di tratti e aventi significati tali da non comportare rischi di ambiguità. 4. Adozione di una parte del carattere in sostituzione dell’insieme. 5. Riduzione del numero di tratti di un componente del carattere, mirate a sostituire un elemento complesso con uno più semplice. In realtà, questo sistema di scrittura semplificato viene usato nella Repubblica Popolare Cinese, mentre Taiwan e Hong Kong utilizzano ancora i caratteri complessi.

Il cinese è una lingua priva di flessione e i cui morfemi per la maggior parte corrispondono a una sillaba, elemento fondamentale della lingua spesso corrispondente ad un morfema, che rimane intatto indipendentemente da ciò che lo segue o precede, ad eccezione del tono. Un sistema di scrittura morfemica quale è quella cinese presenta rispetto alle scritture fonetiche vantaggi e svantaggi. Tra i vantaggi annoveriamo una maggiore stabilità da cui è caratterizzata, considerato che cambiamenti morfologici sono di gran lunga più lenti rispetto a quelli di tipo fonetico e l’alto grado di stringatezza che consente grazie all’uso di varie forme monosillabiche che può fare. D’altra parte però, e secondo alcuni, una scrittura di questo tipo ostacola l’alfabetizzazione, in quanto richiede diversi anni di studio soltanto per imparare a leggere e a scrivere; altri, invece, non sono d’accordo con questa tesi, sostenendo che si sovraestimino le difficoltà connesse all’apprendimento del cinese, confondendo con troppa facilità lingua e scrittura.

Autrice dell’articolo:
Lucrezia Piscopo
Traduttrice e interprete IT<>EN – IT<>CH
Roma