L’evoluzione della scrittura cinese (2)

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Le manifestazioni più antiche della scrittura cinese sono costituite dalle iscrizioni su piastroni di tartaruga e ossa di bovidi (detti jiǎgǔwén 甲骨文) utilizzati a scopo divinatorio. Nel momento stesso in cui sono state ritrovate, ovvero circa cento anni fa (nel 1899), ci si è subito resi conto di essere davanti ad una forma arcaica di scrittura cinese e che, nonostante le notevoli differenze, la struttura dei caratteri sia rimasta fondamentalmente identica. Per quanto siano stilisticamente aride, le iscrizioni oracolari presentano una maturità linguistica, in termini di struttura grammaticale e ricchezza lessicale, tale da lasciar supporre che la scrittura già ai tempi della dinastia Shang avesse alle spalle una lunga storia, purtroppo, non documentata.

Altra preziosa fonte sono le iscrizioni su vasi di bronzo; le più antiche sono caratterizzate da un’estrema concisione e da uno stile grafico fortemente pittorico e di difficile decifrazione, mentre quelle di  epoche successive, che venivano impiegate per celebrare avvenimenti importanti, si fecero sempre più lunghe ed articolate. Nell’arco della loro pluriennale storia documentata, i caratteri cinesi hanno conosciuto una continua evoluzione stilistica, che può essere ricondotta a cinque tappe principali: iscrizioni su piastroni di tartaruga e ossa di bovidi, iscrizioni su bronzi, grafia dei sigilli, grafia degli scribi e grafia regolare. Si passa da tratti caratterizzati da linee dritte e angoli squadrati, vista l’usanza di incidere il supporto col coltello, fino a linee più allungate e dagli angoli smussati, che è la tipologia di grafia introdotta nel periodo della dinastia Zhou.

A questo punto, bisogna considerare un evento importante che incise sulla storia evolutiva dei caratteri: con il declino del potere centrale a partire dall’VIII secolo a.C e il disgregarsi dell’assetto politico-istituzionale del paese, vennero a formarsi numerosi stati, ciascuno dei quali sviluppò varianti locali dello stile del grande sigillo, tendendo ad una semplificazione della scrittura. Atipica e di grande effetto artistico fu poi una di queste varietà, denominata “grafia a uccello e insetto” per l’eleganza dei tratti che, nella loro involuzione, imitavano il piumaggio degli uccelli e le forme dei pesci e degli insetti. Dopo l’unificazione dell’impero nel 221 a.C. venne attuato un programma di codificazione della scrittura, nel quale si stabilivano le corrette proporzioni delle unità grafiche e la distanza da cui dovevano essere separate nella scrittura, introducendo così la grafia del piccolo sigillo. In epoca Qin poi, gli scribi del governo ripartirono da questo tipo di scrittura e ne raddrizzarono i tratti tondeggianti. L’adozione dello stile degli scribi rappresentò un momento cruciale nella storia della scrittura cinese, poiché sancì l’abbandono dell’antica grafia e inaugurò una rappresentazione più convenzionale, avviandosi verso la grafia standard ancora oggi in uso.

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Autrice dell’articolo:
Lucrezia Piscopo
Traduttrice e interprete IT<>EN – IT<>CH
Roma