La traduzione: ponte fra culture (4)

 Categoria: Storia della traduzione

Nei Translation Studies il problema della corrispondenza è stato spulciato sotto ogni punto di vista, ma la sola certezza che possiamo avere è che un’equivalenza totale non esiste, neanche fra due versioni di un testo nella stessa lingua, tanto meno è possibile fra due lingue diverse. In una traduzione ci saranno sempre delle perdite, ma anche nuove acquisizioni. Ed è proprio a questo punto che si affaccia il problema dell’intraducibilità linguistica o culturale di un testo. L’intraducibilità linguistica si verifica quando nella lingua di arrivo non esiste lo stesso elemento sintattico o lessicale della lingua di partenza; mentre, l’intraducibilità culturale è dovuta alla mancanza, nella lingua di arrivo, degli stessi elementi culturali della lingua di partenza, anche se esistono parole in quella lingua che esprimono quel dato concetto.

Per esempio, in italiano non esiste una parola dal significato identico a quello di “pet” in inglese; si può tradurre con “animale domestico, animale da compagnia”, ma a volte, locuzioni così lunghe, rispetto alla parola inglese, possono rallentare il ritmo della frase, e creare problemi stilistici. Di solito, “pet” viene tradotto con “animale”, ma in italiano “animale” indica tutti i tipi di animali, e non riesce a cogliere il valore affettivo e sentimentale che la parola inglese invece esprime. In questo esempio banale c’è già l’evidenza della perdita culturale che spesso si produce. Tocca al traduttore scegliere la soluzione migliore, fra quelle possibili, per poter comunicare tutti i significati del testo originario, rispettandolo, ma creando, allo stesso tempo, un testo nuovo, di utilità per persone appartenenti ad un’altra cultura e ad un’altra lingua.

Secondo Bruno Osimo, nel suo Manuale del traduttore, il traduttore è un ponte tra due culture: la sua mediazione non è soltanto linguistica, ma soprattutto culturale, e per questo motivo, deve conoscere bene la storia, le tradizioni, l’arte e la letteratura del paese che ha prodotto quel testo. Ancora oggi, la discussione attorno alla traduzione come scienza, e quindi come attività primaria per la vita sociale e culturale di un paese, o come attività secondaria, non accenna ad esaurirsi. Ma io credo sia sufficiente valutare l’importanza pragmatica della traduzione, cioè la capacità di mettere in comunicazione due culture, per dissipare ogni dubbio.

Autore del’articolo:
Erika Fabri
Studentessa e traduttrice en-it, es-it
Teramo