La traduzione: ponte fra culture (3)

 Categoria: Storia della traduzione

Il traduttore diventa l’esecutore materiale, e manuale, di un processo di decodificazione e ricodificazione, in cui vanno considerate tutte le varianti sociali e culturali che entrano in gioco, non solo il mero significato delle parole. Tuttavia questo può essere arduo da realizzare, anche tra lingue e culture apparentemente simili. In realtà non esiste cultura simile ad un’altra, come non esiste lingua simile ad un’altra. Il traduttore deve riconoscere questa distanza, e confrontarsi con essa, quando sceglie tra le possibili traduzioni nella lingua d’arrivo, senza dimenticare di rispettare il significato del testo di partenza e le intenzioni del suo autore.

Il problema del significato si fa più serio quando si prende in esame la traduzione delle espressioni idiomatiche, che sono strettamente vincolate alla cultura della lingua di partenza. A volte il traduttore riesce a trovare un’altra espressione idiomatica che esprime lo stesso concetto nella lingua di arrivo; ma altre volte questo è impossibile, e l’unica soluzione praticabile è quella di trasformare l’espressione idiomatica in una frase normale, che esprima lo stesso significato. Molti linguisti hanno cercato di creare una mappa dei diversi tipi di corrispondenze possibili in una traduzione. Popovič ne individua quattro tipi:

1) Corrispondenza linguistica: esiste un’equivalenza linguistica tra lingua di partenza e lingua di arrivo; è una traduzione parola per parola.
2) Corrispondenza paradigmatica: esiste un’equivalenza grammaticale tra le due lingue.
3) Corrispondenza stilistica: nella lingua di arrivo si riproduce lo stesso significato, la stessa intenzione dell’autore; si tratta di un’equivalenza degli elementi principali, che concorrono a creare un’identità espressiva tra i due testi.
4) Corrispondenza testuale: si instaura un’equivalenza sintagmatica, cioè un’equivalenza nella forma tra le due lingue.

Dal canto suo, Eugene Nida, distingue tra corrispondenza dinamica e formale. La corrispondenza formale si basa su forma e significato del testo; è una “glossa”, il cui scopo è quello di permettere al lettore la comprensione della maggior parte del significato del testo. Mentre, la corrispondenza dinamica si fonda sul concetto di effetto di equivalenza: tenta di ricreare lo stesso rapporto che si instaura fra lettore e testo, nella lingua di partenza, anche nella lingua di arrivo.

L’ultima parte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore del’articolo:
Erika Fabri
Studentessa e traduttrice en-it, es-it
Teramo