La traduzione assistita dal 1950 a Wordfast

 Categoria: Storia della traduzione

Già a partire dal 1950, le potenzialità intraviste nei primissimi elaboratori elettronici e le teorie linguistiche legate al filone strutturalista prevalenti all’epoca, avevano portato a ritenere che sostituire i traduttori umani con i computer, in modo completo e soddisfacente, fosse solo un fatto di tempo.
L’obiettivo non apertamente dichiarato era l’applicazione pratica della tecnologia informatica al campo della traduzione per supportare le attività spionistiche della guerra fredda. A tale scopo furono progettati i primi sistemi per la traduzione automatica.
Nel 1966, quindici anni più tardi, il famoso rapporto ALPAC raffreddò notevolmente l’entusiasmo e con esso gli studi nel campo della traduzione automatica. Si capì però che la tecnologia informatica poteva essere messa al servizio del traduttore umano. Cominciarono così le ricerche nel campo della traduzione assistita.
Il passo iniziale fu la creazione delle prime banche dati terminologiche. I costi delle tecnologie informatiche erano tuttavia molto elevati e negli anni ’70 solo alcune grandi aziende potevano permettersele.

A cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 iniziarono a circolare idee sul concetto di memoria di traduzione.
Arthern nel 1981 scrisse: “dev’essere per forza possibile creare un software che permetta al programma di scrittura di ricordare se una parte di un nuovo testo inserito è già stata tradotta, prendere questa parte insieme alla traduzione già eseguita e mostrarla sullo schermo oppure stamparla, in modo automatico”.
Negli anni ’80, con l’immissione sul mercato dei primi personal computer, i sistemi fino ad allora solo teorizzati cominciarono ad essere realizzati concretamente.
Il capostipite è stato molto probabilmente TSS (Translation Support System), un programma compatibile con il sistema operativo OS/2 e realizzato da ALPS (divenuta poi Alpnet), un’azienda americana produttrice di software per applicazioni linguistiche.
TSS vide la luce intorno alla metà degli anni ’80 e fu subito adottato da alcune grandi compagnie, tra le quali spiccava la IBM, cui il programma serviva per la propria attività di traduzione interna.
Nella seconda metà degli anni ’80 ci fu un grande fermento in questo campo: nel 1987 la società olandese INK realizzò un pacchetto denominato Text Tools che conteneva un software ispirato a TSS ma integrato da un componente terminologico (chiamato TermTracer). La società Trados, che era stata fondata nel 1984, ottenne il diritto di commercializzare il prodotto sul mercato tedesco. Sempre nel 1987 la compagnia svizzera Star AG, specializzata in traduzioni tecniche, creò a beneficio dei propri collaboratori interni, un software di traduzione chiamato Transit, compatibile col sistema operativo DOS. Molte altre società realizzarono strumenti similari ad uso interno.

L’immissione di tali pacchetti sul mercato globale al di fuori del ristretto circuito delle grandi aziende avvenne faticosamente nella prima metà degli anni ’90.
Nel 1990 nacque la prima versione di Trados MultiTerm funzionante sotto DOS. Due anni dopo IBM immise sul mercato SAA AD/Cycle Translation Manager/2 (abbreviato in TM/2) funzionante sotto OS/2. Sempre nel 1992 venne lanciato sul mercato anche Trados Translator’s Workbench per DOS. L’anno dopo Atril realizzò ed iniziò a commercializzare Déjà Vu per Windows.
Con il sistema operativo Windows a farla ormai da padrone assoluto, nel 1994 anche Star lanciò la versione del proprio pacchetto compatibile con questo sistema operativo.
Tuttavia, il successo di questi nuovi strumenti e la loro diffusione presso i traduttori freelance furono inizialmente rallentati da due fattori: i requisiti hardware piuttosto elevati di cui necessitavano per essere installati e i loro prezzi non certo modici (diverse migliaia degli attuali euro).
Nello stesso periodo fecero il loro esordio molti altri programmi basati sul concetto di memoria di traduzione, che tuttavia non ottennero il successo sperato e pertanto vennero accantonati. Nella seconda parte del decennio, si assistette ad un generale quanto sostanziale ribasso dei prezzi. Ciò da un lato fece sì che alcuni dei software nati agli inizi degli anni ’90 conquistassero una popolarità sempre maggiore fra i traduttori, dall’altro favorì la commercializzazione di nuovi pacchetti, tra cui SDLX (1998) e Wordfast (1999).