La nascita del tedesco moderno

 Categoria: Storia della traduzione

Tra il 1522 e il 1534, Martin Lutero realizza la traduzione della Bibbia in tedesco. Quest’opera rappresenta lo spartiacque tra il medio alto-tedesco e il tedesco moderno, poiché, con la sua diffusione capillare, ha gettato le basi per la definizione di una lingua standard. Il monaco agostiniano, infatti, non si “limita” a tradurre il Testo Sacro del Cristianesimo, bensì mette in atto una vera e propria rivoluzione culturale basata su una nuova teoria della traduzione: prima di affrontare questo compito gravoso, egli infatti riflette a lungo sul concetto di “lettore target”, una nozione che oggi ogni traduttore con una solida formazione teorica alle spalle conosce molto bene.

Per la prima volta, la traduzione di un’opera viene anticipata da un’attenta analisi che si sofferma sulla funzione e contestualizzazione del testo. “Chi sono i destinatari del testo che sto traducendo?” Partendo da questa fondamentale domanda, Lutero esclude gli esponenti dei ceti più alti che conoscevano bene il latino e individua nei ceti più bassi il proprio target di riferimento. In funzione dei suoi lettori, gente semplice, perlopiù analfabeta e dedita principalmente a lavori manuali, Lutero decide di tralasciare ogni espressione retorica, puntando a veicolare il messaggio nella sua essenzialità. Prima di redigere la traduzione vera e propria, Lutero conduce un’accurata ricerca sul campo, mischiandosi tra la gente comune e prendendo nota delle espressioni linguistiche più frequenti (“[…] non si deve chiedere alla lettera della lingua latina come parlar tedesco […]; lo si deve chiedere piuttosto alla madre di famiglia, ai ragazzi sulla strada, all’uomo semplice al mercato […]”). *

Ecco dunque spiegato il significato dell’espressione “Dem Volk aufs Maul schauen” con cui Lutero espone il proprio approccio alla traduzione: guardare la bocca della gente, ossia ascoltare le espressioni più utilizzate per garantire ai lettori la massima chiarezza nel pieno rispetto del messaggio di partenza. Pertanto, il linguaggio da lui scelto abbonda di proverbi, modi dire, espressioni colloquiali talvolta colorite che fanno riferimento al mondo semplice e rurale a cui appartiene la maggior parte dei potenziali lettori.
In un contesto di estrema frammentazione linguistica, Lutero mescola sapientemente i dialetti dell’alto e basso tedesco, fondendoli in un’unica lingua in grado di rappresentare l’intera Germania.
Per la prima volta, un’opera si diffonde a livello nazionale, contribuendo a definire i concetti di “nazione” e “lingua nazionale” tanto cari ai Romantici tedeschi.

* Lettera del tradurre (1530), Marsilio, Venezia 1998.

Autore dell’articolo:
dott.ssa Valentina Legnani
Traduttrice freelance EN/DE > IT
Vigevano