La macchina per le traduzioni perfette

 Categoria: Storia della traduzione

Dal momento preciso in cui si è rotta l’unità linguistica di Babele, la diversità fra le lingue ha costituito un grosso ostacolo per la comunicazione fra le persone. Da questa difficoltà hanno avuto origine tutti i tentativi di inventare traduttori automatici che permettessero di risolvere il problema. Tentativi che proseguono anche ai giorni nostri ma che non sembrano dare buoni frutti. Noi che lavoriamo quotidianamente con le lingue, comprendiamo bene l’importanza di tale sfida ma si tratta, a nostro avviso, di un’inutile perdita di tempo e risorse poiché la macchina per le traduzioni perfette esiste già da secoli.
Nel 1989 sono stati rinvenuti dei manoscritti originali di Raymond Roussel nei quali il celebre scrittore francese, vissuto a cavallo fra l’800 e il 900, descrive minuziosamente il funzionamento di questa macchina prodigiosa.

La macchina non è mai stata costruita, ma per farlo, basterebbe seguire le indicazioni di Roussel. Nel suo progetto, la macchina assomigliava a un enorme grammofono e conteneva i dizionari e le grammatiche di tutte le lingue. Una persona di lingua cinese che volesse parlare con un greco, non dovrebbe far altro che parlare vicino alla macchina. Il suono delle sue parole entrerebbe nei circuiti della macchina e verrebbe canalizzato verso il luogo preposto per la lingua greca. Una volta arrivate a destinazione, verrebbero impregnate da un composto chimico con proprietà speciali e trasmesse a un altro circuito che le condurrebbe verso l’altoparlante, dal quale uscirebbero frasi in perfetto greco.
Forse l’autore, consapevole delle enormi difficoltà che avrebbero incontrato i traduttori nel tradurre le sue opere colme di giochi di parole e figure retoriche, sperava che venisse costruita una macchina in grado di tradurli magicamente…