L’autotraduzione: un caso di traduzione (2)

 Categoria: Storia della traduzione

Chi è l’autotraduttore e come si relaziona questo fenomeno con la traduzione classica? Secondo Helena Tanqueiro, l’autotraduttore non è altro che un traductor privilegiado: una figura che svolge il lavoro di traduttore a tutti gli effetti, ma che ha il vantaggio di conoscere perfettamente le intenzioni dell’autore. L’autotraduttore, quindi, è sostanzialmente un traduttore, sebbene, a differenza di quest’ultimo, abbia molte più libertà e per questa ragione può essere definito un traduttore speciale. Secondo la già menzionata Tanqueiro, i motivi principali di questa posizione privilegiata sono:

- por su condición de lector modelo que nunca malinterpretará al autor
- por su doble condición de autor en la lengua de partida y en la lengua de llegada que le permite licencias en el momento de traducir su obra, pero con las limitaciones propias de la traducción que son el universo ficcional preestablecido y las implicaciones del encargo;
- por su bilingüismo y biculturalismo esenciales que anulan las dificultades de comprensión/expresión que pueden influir en casa traductor;
- por su «invisibilidad» real, en el sentido positivo que tiene el concepto
(1999: 26).

Osservando l’autotraduzione nella penisola iberica ci accorgiamo che essa è caratterizzata da una sorta di unidirezionalità: tutti si autotraducono prevalentemente in spagnolo e sono rari i casi in cui un’opera castigliana sia stata tradotta in una lingua minoritaria. Il pensiero dominante, infatti, è che tutti gli spagnoli, a dispetto del loro idioma materno, possano esprimersi e comprendere la lingua nazionale. A questo punto, vale la pena domandarsi, se conoscono il castigliano e, in teoria, possono tradurre le proprie opere, perché non lo fanno tutti gli autori? In effetti, il fatto di essere bilingue sembra quasi presupporre che l’autotraduzione sia messa in pratica da tutti. Ciò nonostante, esistono autori che preferiscono non tradurre le proprie opere affermando che non si viene a creare quella distanza che, invece, dovrebbe esistere tra il testo e il traduttore. L’autotraduttore finisce, infatti, per essere troppo coinvolto e non può perciò essere del tutto fedele, ma rischia, al contrario, di ricreare, dato che nel fondo della sua anima rimane sempre uno scrittore.
L’autore basco Anjel Lertxundi giustifica così la scelta di non tradurre le proprie opere:

El texto publicado en lengua basca y el publicado en castellano son diferentes. Yo diría que el texto castellano tiene un toque extra. De alguna manera, realizzando una especie de progresión del trabajo, trampeando aquí y allí, evitando los puntos débiles del texto original, tratándolo de forma distinta, he traicionado al texto original (Lertxundi: 1999,citato in Aiora 2005: 7).

La terza ed ultima parte dell’articolo verrà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Pamela Ursillo
Aspirante Traduttrice (Laurea specialistisca in Letterature e Traduzione Interculturale: Spagnolo e Francese)
Pomezia (RM)