I classici della traduzione (9)

 Categoria: Storia della traduzione

JOSÉ ORTEGA Y GASSET (1883 – 1955)
Miseria e splendore della traduzione

Alcuni dicono che sia pressoché impossibile tradurre certi pensatori tedeschi e suggeriscono che si intraprenda uno studio per verificare quali di essi possano essere tradotti e quali invece no. Tradurre non è forse un desiderio inevitabilmente utopistico? Scrivere bene è un’azione di ribellione contro la società. Il traduttore solitamente è un codardo che per timidezza ha scelto la sua professione. Come si comporterà nei confronti del testo ribelle? Forse è troppo chiedergli di essere anch’egli ribelle e per conto di altri? La codardia avrà il sopravvento e gli impedirà di contravvenire alle regole grammaticali, anzi, farà esattamente il contrario: lo scrittore tradotto verrà chiuso nel carcere del linguaggio standard.

È pertanto un’utopia ritenere che due parole di due lingue diverse che nel dizionario vengono indicate come traduzione l’una dell’altra si riferiscano proprio ai medesimi oggetti. È ovvio che due lingue nate e cresciute in ambienti distinti e con esperienze diverse, non siano congruenti.
Il pessimo utopista non perderà troppo tempo a riflettere su come si deve tradurre, inizierà a farlo senza esitare. Questo è il motivo per cui quasi tutte le traduzioni realizzate fino ad oggi non sono buone. Al contrario, il buon utopista ritiene che, anche se è auspicabile che gli uomini si liberino dalla distanza alla quale le lingue li sottomettono, è improbabile che ci si possa riuscire; e così bisogna limitarsi ad un risultato approssimativo.

La lingua pone non solo delle difficoltà nell’espressione di alcuni pensieri ma rende difficile anche la ricezione di altri, dirigendo la nostra intelligenza altrove. Occorre partire dal correggere alla radice l’idea di quello che può e quello che dev’essere una traduzione. Se essa viene percepita come un’operazione magica grazie alla quale un testo scritto in una lingua risorge all’improvviso in un’altra, siamo perduti. La traduzione non è una copia del testo di partenza, non deve ambire a divenire la stessa opera con un lessico distinto. La traduzione non fa nemmeno parte dello stesso genere letterario dell’opera dalla quale deriva. È d’obbligo porre l’accento su quest’aspetto e sostenere che la traduzione è un genere letterario a sé stante, diverso da tutti gli altri, con le proprie regole e le proprie finalità.

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