I classici della traduzione (5)

 Categoria: Storia della traduzione

JOHANN WOLFGANG GÖETHE (1749 – 1832)
Note e saggi sul divan orientale-occidentale

Esistono tre stadi di traduzione.
Il primo di essi ci fa semplicemente vedere le cose con una prospettiva diversa dalla nostra. [...]
Ad esso segue un seconda epoca, detta parodistica, in cui il traduttore cerca di immedesimarsi nel contesto del paese straniero, ma ciò che fa in realtà è solo appropriarsi dell’essenza ad egli estranea e raffigurarla di nuovo nell’essenza che egli ben conosce. Egli non fa altro che adattare le parole straniere alla sua lingua, sia che esse esprimano pensieri, sentimenti o indichino oggetti.
Il terzo periodo è l’ultimo ed è il più elevato. Il traduttore si sforza di rendere la traduzione identica all’originale rappresentandola in modo paritario, non come se fosse un suo surrogato. Aderendo totalmente al testo di base, il traduttore rinuncia in parte all’originalità della sua nazione e dà vita ad una terza entità. I suoi compatrioti devono abituarsi a questa nuova dimensione per poterne godere appieno.
Quando una traduzione tende ad identificarsi con il testo di base, il cerchio in cui si muovono l’estraneo e il consueto, il noto e l’ignoto, viene finalmente chiuso e veniamo condotti alla piena comprensione del testo originale.

Potete trovare altri classici della traduzione nella categoria “Storia della traduzione”