Diversi tipi di traduzione (2)

 Categoria: Storia della traduzione

L’altro aggettivo che ho sopra utilizzato nel parlare del campo della traduzione è “scomodo”; il termine si riferisce al fatto che ancora oggi questo ambito viene spesso sottovalutato. Ritengo invece che il mestiere del traduttore sia un’attività assolutamente dignitosa, da non dover essere considerata inferiore alla scrittura vera e propria. Ogni trasposizione conferisce qualcosa di nuovo al testo originale, talvolta arricchendolo, altre sminuendone il valore. La sfida è ogni volta più avvincente: il traduttore ha allo stesso tempo l’onore e l’onere di restituire un testo il più possibile vicino a quello di partenza, tentando di riprodurre nel linguaggio di ricezione l’equivalente naturale più prossimo del messaggio nella lingua di partenza, sia in termini di significato che in termini di stile.

Uno degli studiosi a cui guardo con maggiore ammirazione è Carlo Izzo, una delle figure più autorevoli dell’anglistica italiana del secondo Novecento, esperto di poesia, narrativa, letteratura inglese e americana. Punto cardine della sua visione è il disprezzo nei confronti dei traduttori che aggiungono del loro in traduzione. Il loro peccato è la presunzione. Responsabilità del traduttore onesto è invece l’umiltà: il suo sapersi mettere discretamente da parte per lasciare intero il campo dell’autore straniero. In definitiva: il traduttore deve scomparire, rendersi invisibile.

Di idea nettamente opposta è Harington, il primo traduttore inglese dell’Orlando Furioso, che inserì nel frontespizio della sua traduzione un autoritratto di dimensioni molto maggiori rispetto al ritratto di Ariosto incluso nella stessa pagina.

Ho fatto riferimento a questi due studiosi per arrivare a dare la mia visione delle cose: la mia posizione sta più o meno a metà strada tra quella di Izzo e quella di Harington. Non condivido l’egocentrica idea di quest’ultimo, ma allo stesso tempo ritengo che l’esortazione izziana a scomparire sia più problematica di quanto sembri: è impossibile, e a mio avviso, sbagliato cancellare la propria firma dalla propria traduzione. Ciononostante della teoria di Izzo rimane valida, sul piano etico, la condanna dell’arroganza del traduttore che mette se stesso davanti al proprio autore. Il prodotto finale deve soddisfare occhi, orecchie e facoltà raziocinanti del traduttore stesso.

Autore dell’articolo:
Trunfio Ramona
Traduttrice EN>IT
Gioia Tauro (RC)