Disuguaglianza di scambi (5)

 Categoria: Storia della traduzione

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Tali competenze linguistiche spiegano, in parte, il circuito traduttivo. Come ricordato da Juan Goytisolo, molti testi circolavano grazie alle lingue centrali, dette anche veicolari. Oggi, la traduzione diretta è diventata la norma nell’editoria letteraria, ma alcuni editori, che non hanno a disposizione lettori con competenze sufficienti in lingue periferiche, aspettano generalmente la traduzione del libro in una lingua veicolare al fine di poterlo leggere da soli. Mi è così capitato di intervistare alcuni editori americani che aspettavano la traduzione in francese di un libro coreano per poterlo leggere direttamente, oppure un editore cileno che aveva ugualmente bisogno di una traduzione in francese per avere accesso a testi scritti in arabo o in altre lingue. Tale problema di competenze linguistiche spiega in parte la scarsità di traduzioni tra lingue o paesi periferici, dato che i testi tra di essi circolano generalmente in una lingua centrale.

Un altro fattore garante di diversità e di arbitraggio tra le lingue periferiche è l’esistenza di politiche di sostegno per la traduzione che spesso condizionano le aziende. Tali politiche si sono impiantate in vari paesi a partire dagli anni 1980, ed è oggi possibile misurarne gli effetti. Nel caso della letteratura israeliana, scritta in lingua ebrea, e di quella olandese, i paesi di provenienza hanno rispettivamente stabilito delle politiche di esportazione molto spinte.

In Europa esistono scambi di una varietà e di una densità ineguagliabili. Due terzi dei contratti di cessione dei diritti e di acquisto realizzati dagli editori francesi tra il 1997 e il 2006 sono stati firmati con partner europei. Il tasso a riguardo delle concessioni letterarie è del 72%, mentre quello degli acquisti è del 50%, leggermente inferiore a causa del peso degli Stati Uniti. Il ruolo centrale dell’Europa è dovuto al grado di anzianità degli scambi in questa zona. Fino agli anni 1950 quest’ultimi erano soprattutto interni al continente europeo, fatta eccezione per la letteratura americana la cui importazione già era iniziata negli anni 1930, a cominciare da Faulkner, Dos Passos e altri, per rinforzarsi poi dopo la guerra. Nel lavorare su un articolo a proposito di traduzioni per il catalogo del centenario della casa Gallimard, ho misurato quanto il lancio della collezione “La Croix du Sud” da Roger Caillois per la letteratura latinoamericana, e quello della collezione “Connaissance de l’Orient” da Etiemble per quella asiatica e indiana, abbiano allargato l’orizzonte geografico durante gli anni 1950, in quanto iniziativa del programma di sostegno alla traduzione creato dall’UNESCO. In secondo piano esiste dunque un volontarismo politico. In questa epoca, nella collezione “Du monde entier”, sempre della Gallimard, la media dei titoli pubblicati annualmente è passata da 15 a 37, e si è mantenuta durante i vent’anni successivi. Tra il 1950 e il 1960, il numero di lingue tradotte in questa collezione aumenta da 14 a 24 e quello dei paesi da 23 a 28. Infine oggi, nell’era della globalizzazione, più di quaranta sono le lingue, e 57 i paesi. Si nota quindi che, durante tutto questo periodo, l’orizzonte geografico della traduzione si è gradualmente allargato e diversificato.

Fonte: articolo pubblicato da Gisèle Sapiro sul sito de La Société des Gens de Lettres

Traduzione a cura di:
Vittoria Conti
Traduttrice EN-FR-SP>IT
Firenze