Disuguaglianza di scambi (2)

 Categoria: Storia della traduzione

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Scambi asimmetrici
Negli anni 80, nel momento in cui ha avuto inizio la cosiddetta globalizzazione, il 45% delle traduzioni realizzate nel mondo erano quelle provenienti dalla lingua inglese, che era la lingua centrale. Seguivano poi lingue come il russo, il francese e il tedesco che rappresentavano rispettivamente tra il 10 e il 12 % delle traduzioni. Dietro tali lingue c’erano sei/sette idiomi classificabili come semi-periferici, che costituivano tra l’1 e il 3% delle traduzioni, mentre il resto delle lingue arrivavano a malapena all’1%.

A giudicare dal recente incremento delle fiere del libro, da Pechino a Guadalajara passando per Ouagadougou, si potrebbe pensare che la mondializzazione abbia favorito un’intensificazione di scambi. Certo, le traduzioni hanno subito un forte aumento considerato che, secondo l’Index Translationum dell’UNESCO, sono passate da 50000 a 75000 tra il 1980 e il 2000. Ma ciò non ha altrettanto portato ad un ulteriore diversificazione di scambi, anzi: le traduzioni dall’inglese sono chiaramente aumentate, passando dal 45 al 59%, mentre quelle dal russo sono diminuite dopo il 1989, passando dal 12,5 al 2,5%. Il francese e il tedesco, invece, sono riusciti a resistere. Alcune lingue periferiche sono addirittura scese sotto l’1%. L’unica lingua ad aver consolidato la sua posizione è lo spagnolo, passando dall’1,5 al 2,6%. Infine, ci sono ancora tante lingue e paesi, in particolar modo quelli del continente africano, che rimangono esclusi da tale sfera di scambi.

Fattori economici come la grandezza del mercato non sono l’unica ragione di una simile disparità. Il caso del russo dimostra inoltre che esistono anche fattori politici, come ad esempio la censura, le politiche di aiuto per la traduzione e diplomazie con una certa influenza. È anche necessario tener conto di alcuni fattori simbolici quale il prestigio internazionale delle varie letterature, come quello attuale della letteratura americana e quello passato delle opere francesi, o ancora di quelle letterature che emergono da piccoli paesi e che ricevono un certo livello di riconoscenza, quali ad esempio quella olandese o ebrea di Israele. Nel campo della traduzione, la posta in gioco è tripla, comprendendo fattori economici, politici e culturali.

Un esempio d’interesse politico è costituito da quella politica di sostegno che Mussolini aveva messo in atto per finanziare la traduzione della letteratura italiana e rovesciare il predominio della Francia e della Germania. Allo stesso modo, uno dei metodi adottati dalla Germania nazista per attuare la sua poltica e spezzare l’egemonia culturale francese, fu quello di proibire le traduzioni dal francese al tedesco dando invece sostegno e appoggio a quelle in senso contrario.

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Fonte: articolo pubblicato da Gisèle Sapiro sul sito de La Société des Gens de Lettres

Traduzione a cura di:
Vittoria Conti
Traduttrice EN-FR-SP>IT
Firenze