Traduzione di fumetti

 Categoria: Servizi di traduzione

Quando si traduce un testo che presenta delle immagini, si traducono sia il testo sia le immagini. Posto di fronte a un qualsiasi oggetto iconico-testuale, il traduttore è sempre cosciente di trovarsi all’interno di uno spazio di scrittura che bisogna, innanzitutto, studiare a fondo; poi interpretarlo al meglio e, in seguito, arrivare a una traduzione la più precisa possibile. Completamente avviluppato dall’atmosfera spaziale di ogni fumetto, il traduttore di BD (bande dessinée, N.d.T.), vi si immerge, non solo per tradurre il testo delle nuvolette, ma anche, e soprattutto, per identificarsi con l’immagine, restituendo l’intima essenza propria di ognuna di esse. Curare il senso dello sguardo del traduttore, imparare a «bloccare l’immagine», ecco l’obiettivo pedagogico che mi sono posto come insegnante-ricercatore dell’Università di Vigo, poiché non è che la prospettiva figurativa propria del traduttore che diventa immagine. È, in effetti, lo sguardo del traduttore che, in tutti i suoi lavori, crea l’immagine nello spazio da esplorare. È ancora quello sguardo che permette all’immagine di sprigionare il suo potere immaginifico.

La stessa immagine può, secondo il lettore (oppure secondo il momento che riguarda lo stesso lettore) essere recepita (e, di conseguenza, letta, interpretata e tradotta) in maniera estremamente diversa. L’immagine tradotta non può più essere esclusivamente pensata dal punto di vista del solo segno, in quanto il modello del segno costituisce il paradigma che ci permette di pensare il nostro rapporto con la lingua.  Mai come oggi, l’immagine è considerata un mezzo fondamentale di comunicazione. Ma sia i sostenitori che gli oppositori di questa, compiono lo stesso errore: considerano l’immagine da uno solo dei suoi punti di vista, quello del senso. Vi è un eccesso di senso nella nostra lettura dell’immagine! L’occidente ha appreso a trattare le immagini come dei segni. Questa concezione ha permesso, a partire dal Rinascimento, di poterci appropriare di strumenti fondamentali di controllo e di conquista. Ma, allo stesso tempo, ci ha impedito di comprendere il significato delle nuove forme di immagine. […]

Di conseguenza, dobbiamo insegnare agli alunni dei corsi di traduzione a leggere, interpretare e tradurre ogni immagine come un simbolo e non come un segno! Più precisamente, un traduttore deve pensare l’immagine come un elemento para testuale essenziale e fare in modo che l’elemento simbolico diventi la chiave di lettura di ogni strategia testuale da leggere, interpretare e tradurre in una lingua e in una cultura determinate. Come a più riprese è stato suggerito dalle opere di Serge Tisseron, ogni immagine, ancora prima di significare qualcosa, è uno spazio aperto da penetrare e percorrere (Tisseron, 2003, Ibidem, p. 104).   I semiologi che studiano l’immagine (…) si sono resi conto che la categoria dell’icona ideata da Peirce, incentrata sulla somiglianza, è insufficiente a descrivere i poteri dell’immagine. […] La carenza maggiore rappresentata da questo approccio è quella di utilizzare uno strumento inadatto per raggiungere l’obiettivo. Effettivamente, lo strumento pensato da Peirce, riguarda le relazioni interne fra il significante dell’immagine e il suo referente, mentre, il problema principale che pone ogni immagine, concerne la relazione che ogni lettore stabilisce con essa. […] Pensare all’immagine esclusivamente come un «segno» è, in generale, pericoloso e insufficiente. Pericoloso, perché subordina l’immagine alla parola; insufficiente, in quanto non tiene conto delle peculiarità che presenta. […] l’immagine considerata come segno soffre di una irrimediabile inferiorità rispetto alla parola. (Tisseron, 2003, Ibidem, pp. 128-129) […]

Fonte: Articolo scritto da José Yuste Frías e pubblicato l’8 maggio 2013 sul sito Sur les suils du traduire

Traduzione a cura di:
Marco Gravina
Traduttore tecnico professionista
Latina