Tradurre fumetti (4)

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Come molti sapranno, quelle che noi definiamo “onomatopee”, in un manga sono espressioni che possono rappresentare un suono, ma anche un moto dell’animo, un concetto, un processo o un’azione. In italiano, e da quanto ne so anche nel resto delle lingue europee, abbiamo onomatopee per esprimere suoni –crash, bum, bang, plic, wrooom, driin, zzz, snif, smack, sbam–, versi di animali –bau, miao, iiih, chicchirichì– o alcuni stati d’animo –gulp, gasp, uff, sob, tutumtutum– ma come esprimere moti dell’animo, azioni, processi? Per fortuna la casa editrice mi ha dato una mano: che sorpresa sapere che il rumore di una persona che scrive si rende con “scribscrib“, il senso di vergogna con “blush“, un’emozione forte e che ci ferisce nel profondo con “sting“, una ragazzina che strilla con “kyah“, una bellezza affascinante e inarrivabile con “brill“, una minaccia che si avvicina imminente con “dohdohdoh“. Sono stata fortunata perché ho avuto collaboratori pazienti che mi hanno insegnato tanto e mi hanno dato il tempo di imparare. E mi si è aperto un mondo.

Terza e ultima domanda: il linguaggio dei fumetti è un linguaggio a sé?

Direi di no, lo farei rientrare in quel registro a metà tra scritto e parlato proprio anche dei dialoghi televisivi e della narrativa. È un linguaggio codificato, con le sue regole, che come tali vanno rispettate; che ammette una lingua sì informale, ma pur sempre rientrante nell’accettabilità di un italiano standard. È una linea di demarcazione molto sottile, ma a cui va data la dovuta importanza, altrimenti la lettura rischia di diventare fastidiosa e il testo di scadere nello sciatto.

Da quando ho cominciato a tradurre fumetti, mi sono appassionata e ho cercato di leggerne quanti più possibile: volevo capire quali mi piacessero di più, quali fossero i personaggi che mi affascinavano e che sentivo “amici”. E via con raccolte di strisce, graphic novels, biografie a fumetti, ma anche manga, che poi ho scoperto non piacermi tanto. A un certo punto ho capito però che quel legame con i fumetti in realtà c’era già stato, in qualche momento: sono riaffiorati alla memoria ricordi di raccolte di strisce della Pantera Rosa, numeri e numeri di Corriere dei Piccoli, con tutti i loro personaggi, consumati per quante volte li avevo letti… ed è stato un bel tuffo nel passato.

E in questa ricerca ho anche trovato il mio personaggio preferito, ossia Mafalda. Forse perché tra le sue amichette ce n’è una la cui mamma fa la traduttrice…

Autore dell’articolo:
Valentina Traversi
Traduttrice EN-FR>IT
Modena