Tradurre fumetti (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

Altra differenza fondamentale tra libri e fumetti è la modalità di distribuzione del testo sulle tavole disegnate. Sulla pagina di un libro di narrativa, solitamente, il testo viene distribuito in modo prevalentemente continuativo, parola dopo parola, frase dopo frase. E così nascono i paragrafi e i capitoli. Chiaramente nei fumetti è tutto molto diverso: sulla tavola, il testo viene distribuito con altri criteri e le parole sembrano quasi contendersi un po’ di quello spazio a disposizione; a volte, quando l’autore lo permette loro, riescono addirittura a conquistarsi lo spazio che esula il balloon, a impadronirsi di un fazzoletto di colore che le trasforma in onomatopee. Sono scritte, sono composte di lettere, eppure sono diventate qualcosa di diverso da una semplice parola. In un fumetto il testo viene dunque frammentato: non solo diviso tra un balloon e l’altro, ma anche espresso tramite sistemi semiotici diversi. La difficoltà maggiore, per me, è non cadere nella tentazione di concentrarmi sulla singola “unità”: tradurre un fumetto richiede non solo di far “filare” il testo all’interno del balloon o di tradurre correttamente la singola onomatopea, ma di far scorrere il tutto nel suo insieme. E all’inizio non è per nulla scontato. Le difficoltà maggiori probabilmente le ho incontrate traducendo la trasposizione a fumetti di Do Androids Dream of Electric Sheep?: il testo è l’originale di Philip K. Dick, non una parola di meno. Pensato quindi per la letteratura. Nella trasposizione a fumetti, attraverso un laborioso lavoro di lettering, il testo viene scomposto in numerosi balloon, strettamente e irrimediabilmente uniti fra loro da un filo più spesso di quello che lega i balloon di un fumetto che nasce come tale. Non so quante volte ho riletto e modificato il file di traduzione…

E qui si passa alla domanda successiva: quali sono le difficoltà maggiori che si incontrano quando si traduce un fumetto?
La prima è quella di cui ho parlato poco sopra: far “filare” il tutto nella sua interezza.
La seconda, almeno per me, è tradurre le onomatopee e saperle trasporre correttamente in italiano.

Come ho detto all’inizio, ero piuttosto a digiuno di fumetti, quindi anche di onomatopee. Ma non credevo che tradurle potesse essere in un certo senso complicato. Del resto le onomatopee più comuni le conosciamo tutti e fanno parte anche del nostro quotidiano. Il problema vero si è posto quando mi è capitato di tradurre alcuni manga dall’edizione francese.

Domani sarà pubblicata la quarta e ultima parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Valentina Traversi
Traduttrice EN-FR>IT
Modena