La traduzione Medico-Scientifica

 Categoria: Servizi di traduzione

La traduzione medico-scientifica costituisce una divisione estremamente peculiare nel settore della traduzione. L’atto della traduzione medica richiede, infatti, l’interpretazione specifica di una grande quantità di termini che fanno riferimento al vocabolario medico-sanitario e che richiedono la perfetta conoscenza del contesto in cui si inseriscono per essere tradotti nel modo corretto. Un esempio della veridicità di questo assunto deriva dalla bizzarra traduzione del termine “rough” nell’espressione “rough endoplasmic reticulum”, reso con l’aggettivo italiano “rugoso”. Chiunque abbia nozioni di citologia, conosce bene l’organello citoplasmatico in oggetto, la cui caratteristica singolare è quella di esporre sulla membrana una grande quantità di ribosomi, deputati alla sintesi proteica. Le tecniche di impregnazione argentica (speciali tecniche di preparazione del tessuto per l’osservazione microscopica) mostrano infatti la presenza dei ribosomi come fini punteggiature sulla superficie. L’aggettivo “rough”, alla luce di queste evidenze di microscopia, indica pertanto più la ruvidezza della membrana che la rugosità in senso stretto, la quale si manifesterebbe con la preponderanza di ripiegamenti e indentature, che sono pure presenti, ma non caratterizzanti.
L’espressione “rough endoplasmic reticulum” ha mantenuto, nel corso degli anni, la traduzione originaria nella letteratura scientifica italiana perché ormai invalsa, benché io preferisca in ogni caso tradurre “reticolo endoplasmatico granulare” proprio per rendere netta la differenza tra questo e un altro organello cellulare, il reticolo endoplasmatico liscio, con funzione decisamente diversa e con una superficie completamente priva di asperità.

L’aneddoto di cui sopra vuole sottolineare quanto solo il background scientifico, quasi più ancora di quello meramente linguistico, sia importante nel guidare il traduttore verso la soluzione di un problema terminologico. A scrivere è uno studente di medicina-traduttore, il quale, per formazione e interesse, ha ormai ottenuto grande familiarità con la terminologia specifica in molti ambiti. Ma se non si ha una formazione medica, come si può migliorare la propria capacità di tradurre un testo medico? Sono a conoscenza della presenza di master e seminari che dovrebbero facilitare il traduttore nel suo lavoro; tuttavia non li conosco, non so come sono sviluppati e non mi permetto di giudicarli.
Un aiuto concreto proviene dalla rete, alla quale io stesso faccio spesso riferimento, per controllare che uno specifico compound sia tradotto correttamente, o dalla propria libreria e dai dizionari tecnici, a cui attingere a piene mani per sincerarsi della corretta corrispondenza della traduzione quando sia disponibile un preciso corrispettivo italiano (e non è sempre così). Poiché la massima parte della letteratura specialistica viene tradotta dalla lingua inglese, non è raro imbattersi in termini assolutamente intraducibili, che non siano mai stati tradotti prima o che la stessa letteratura specialistica italiana abbia preso in prestito e abbia lasciato come nell’originale. In tali occorrenze, preferisco specificare con una Nota del Traduttore lo svolgimento italiano della traduzione, spesso indicante una entità metaforica, indicando che lo specifico settore specialistico cui il termine appartiene usa la stessa denominazione inglese. Lungi dall’essere stato esaustivo, consiglio, quando vi sia il tempo disponibile, di studiare brevemente un documento italiano il cui argomento riguardi lo stesso campo terminologico della traduzione da effettuare: ci si accorgerà, durante lo svolgimento, di quanto sia più facile riconoscere le diverse unità semantiche e comprenderne più appieno il senso.

In conclusione, ritengo, con modestissimo parere, che non si possa tradurre un testo medico, specie se con alto grado di specializzazione, senza avere ben chiaro l’argomento di cui si sta parlando, ciò per garantire non solo immediata correttezza terminologica ma anche corrispondenza scientifica. Ripeto, non sempre si ha successo con termini estremamente settoriali; è importante saper colloquiare con il proprio Cliente, sia esso una Agenzia o un Committente di altro tipo, per discutere con il Revisore scientifico o con lo Specialista Curatore, i quali hanno la massima facoltà di intervento sul testo tradotto e sono certamente in grado di dirimere le questioni terminologiche più complesse; esse, in alcuni casi, riescono ad essere gestite con successo solo dagli addetti iperspecializzati che provengono dal campo specifico di pertinenza del testo. Tali indicazioni di massima, che sono le stesse che io metto in atto, servono a garantire l’esecuzione di una traduzione fluida, scientificamente corretta, terminologicamente rispondente e conferiscono un profilo linguistico alto e pertinente.

Autore dell’articolo:
Stefano Sprecacenere
Studente della Facoltà di Medicina & Chirurgia “G. D’Annunzio”, Chieti Scalo
Traduttore Medico-Scientifico