La traduzione medica nel XXI secolo (8)

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In primo luogo, è risaputo che la maggior parte dei tecnicismi non arriverà mai a far parte di un dizionario generico come lo è quello della RAE. Consideriamo solamente due elementi che ci possono essere utili a farci un’idea sulla straordinaria ricchezza del linguaggio scientifico: 1) i grandi dizionari tecnici contengono oltre 300.000 voci; 2) solo i nomi dei farmaci in uso e i loro sinonimi superano più del dovuto il numero totale di voci del DRAE, il Dizionario della lingua spagnola.

In secondo luogo, i tecnicismi inclusi nel DRAE solitamente rimangono in uso fino a molti anni dopo la loro inclusione nel dizionario stesso, ovvero quando le possibilità di modificare le abitudini linguistiche della comunità scientifica sono oramai scarse. Ad esempio i termini come dacriorrea, displasia, glicérido, hepatocito, hipertiroidismo, laparoscopia, lípido, logopedia, mielina, nefrosis, osteopatía, quiasma, ribosoma, tomografía, tripanosoma o zoofilia, ammessi dalla RAE nel 1992, era tutti quanti ben noti ai medici che si presero cura delle nostre generazioni passate. Ciò che invece preoccupa i medici di oggi è come rinominare i nuovi concetti di gene chipsstent, key-hole surgerygenomic imprintingstatins.

Infine, ma non per ultimo in ordine di importanza, rimane il fatto che nel linguaggio scientifico, a differenza di quanto accade nel linguaggio comune, la struttura logica e normalizzata deve predominare quasi sempre sulle regole transitorie della lingua usata quotidianamente. Per questo, quando un termine scientifico di uso incerto finisce per essere incluso nel DRAE, spesso non risolve il problema in maniera soddisfacente. Può anche accadere ad esempio che la RAE riconosca simultaneamente tutte le varianti in uso del termine ma, così facendo, il problema della sinonimia non verrebbe risolto; al contrario, l’uso dei sinonimi verrebbe ufficialmente sancito.

E’ inspiegabile che il volframio (tungsteno), unico elemento chimico battezzato in lingua spagnola e da chimici spagnoli (i fratelli De Elhúyar) continui a comparire ancora oggi nel DRAE in quattro forme diverse quali volframio, wolframio, wólfram e tungsteno, oppure che per il vocabolo francese kinésithérapie – oggi noto come fisioterapia a causa dell’influenza linguistica nordamericana – la RAE continui ad ammettere niente meno che cinque sinonimi diversi: quinesiterapia, quinesioterapia, kinesiterapia, kinesioterapia e cinesiterapia (ma non cinesiterapia). In altre occasioni accade il contrario: si approva solamente una delle varianti in uso senza un’ analisi preliminare delle diverse opzioni disponibili. Solo così si spiega perché nel 1992 si incluse l’anlgo-francesismo tisular (tissutale) per esprimere la relazione con i tessuti organici, anziché il suo sinonimo hístico che sicuramente risulta più familiare al mondo scientifico spagnolo.

A risolvere il problema della creazione di neologismi in spagnolo non servono nemmeno le nomenclature normalizzate a carattere internazionale che cercano di unificare il vocabolario di una determinata disciplina scientifica in tutte le lingue. Non si tratta solamente della difficoltà di imporre il loro uso nella pratica e dei problemi di concorrenza tra distinte nomenclature affini [ad esempio la nomenclatura chimica IUPAC, l’elenco di denominazioni comuni internazionali della OMS (Organizzazione Mondiale della Società) e la Farmacopea Europea], che abbiamo già menzionato altrove.

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Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)