La traduzione medica nel XXI secolo (3)

 Categoria: Servizi di traduzione

< Seconda parte di questo articolo

La dipendenza dal settore scientifico e l’omogeneizzazione del pensiero sono questioni altrettanto serie e anch’esse in attesa di essere dibattute dal momento che, dal 1975, i medici che non hanno la lingua inglese come lingua materna sono sempre più inclini a pubblicare in inglese i loro articoli più significativi. Le linee di ricerca, le concezioni, le idee e le riflessioni vengono stabilite da una manciata di riviste internazionali pubblicate in inglese i cui comitati di redazione sono composti per un 75% da autori che hanno come lingua materna la lingua inglese ( 8 su 10 statunitensi). Poiché sono i comitati di redazione coloro che decidono quali articoli potranno essere pubblicati e quali scartati, gli autori preferiscono scegliere sin dall’inizio i temi della propria ricerca, le proprie idee e i propri metodi di lavoro in funzione di quelli che vengono adottati negli Stati Uniti. Tutto ciò conduce ad un monolitismo intellettuale. Per i paesi in via di sviluppo quest’atteggiamento emulativo può avere conseguenze gravi. Mentre cinque milioni di persone muoiono ogni anno di malaria, si moltiplicano fino allo stremo gli studi sulle principali problematiche sanitarie degli Stati Uniti tra cui il managed care (assistenza sanitaria integrata), l’obesità, il cancro alla prostata o la demenza senile.

Il fatto che i più illustri scienziati abbiano iniziato a pubblicare i risultati delle loro ricerche in inglese ha avuto due conseguenze fondamentali. Da un lato si è venuta a creare una barriera linguistica tra la scienza medica avanzata, che viene divulgata in inglese,  e la medicina di base che usa principalmente la lingua materna; dall’altro si è diffusa la credenza  che un articolo redatto in inglese è di qualità migliore rispetto ad uno redatto in spagnolo, o in qualsiasi altra lingua, per il solo fatto di essere scritto in inglese. Il celebre modo di dire inglese publish or perish (pubblica o muori) si è trasformato così, nei paesi di lingua spagnola, in un detto bilingue «publish o muere» (pubblica o muori); vale a dire che per i nostri uomini di scienza la questione si riduce ora ad un «to be o no ser» (essere o non essere) all’interno della comunità medica internazionale.

Matías-Guiu illustra la situazione attuale della Spagna in questi termini: i metodi di valutazione di un lavoro, decisivi al fine di ottenere un supporto economico per finanziare la propria ricerca o per l’avanzamento della propria carriera, in molti paesi non dipendono dalla qualità stessa del lavoro bensì dal fattore di impatto della rivista secondo lo Science Citation Index (SCI). Nelle università spagnole ad esempio, il modo di procacciarsi le cosiddette “sezioni di ricerca”, che presuppongono un contributo economico, si basa sulla valutazione del piano di studi del candidato in accordo con lo SCI. Dato che la maggior parte delle pubblicazioni in spagnolo non sono racchiuse nello SCI, esse non presuppongono alcun vantaggio per i candidati indipendentemente dalla loro qualità intrinseca. Il gruppo scandinavo di Nylenna è riuscito addirittura a dimostrare, in maniera oggettiva e tramite dati statistici, qualcosa che ad oggi sembrava difficile palesare: il fatto che un articolo redatto nella lingua nazionale si consideri di qualità inferiore ad un altro identico scritto in lingua inglese. Tuttavia, la conseguenza più grave del monolinguismo anglofono odierno è probabilmente la discriminazione linguistica.

Quarta parte di questo articolo >

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)