La traduzione medica nel XXI secolo (10)

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Non possiamo nemmeno approvare ufficialmente la prima cosa che ci passa per la testa. Nel momento in cui viene coniato un termine spagnolo per la parola beta-blocker (non ancora incluso nel DRAE ma sicuramente lo sarà a breve a giudicare dalla diffusione di questo gruppo di farmaci per il trattamento della cardiopatia ischemica e della ipertensione arteriosa), è tanto illogico quanto inutile iniziare a conferire legittimità ad ogni calco diretto come beta-bloqueador o betabloqueador, senza aver analizzato prima dettagliatamente i vantaggi e gli svantaggi degli altri sinonimi il cui uso si alterna con quelli presenti già nelle pubblicazioni scientifiche: bloqueador beta, betabloqueante, bloqueante β, bloqueador-β e molti altri come bloqueante adrenérgico β, bloqueador de los adrenoceptores beta o bloqueante de los receptores adrenérgicos β.

Tutto questo richiede ovviamente una certa conoscenza dei beta bloccanti, del sistema neurovegetativo e del meccanismo d’azione della noradrenalina, non da ora che i dizionari generali iniziano a prendere in considerazione l’idea che possa essere utile aggiungere il termine, ma da venticinque anni, periodo durante il quale tali farmaci si iniziavano ad utilizzare in farmacologia e cardiologia. Per questo, per reagire con prontezza alle necessità neologiche del linguaggio scientifico e farlo con cognizione di causa, il comitato superiore di terminologia di cui abbiamo bisogno dovrà fare affidamento, tra le sue fila e tra quelle dei suoi collaboratori più assidui, su traduttori scientifici professionisti e ricercatori scientifici che esercitano in Spagna e America latina.

Ma non solo traduttori e scienziati, bensì anche terminologi e linguisti. Un  elemento fondamentale come il rispetto delle regole ortografiche di base dello spagnolo è sufficiente a spiegare come mai il nome rifampicina si impose senza problemi tra i medici di lingua spagnola dal primo momento e invece la carbamazepina, mezzo secolo dopo che la OMS rendesse ufficiale nella lingua spagnola il suo utilizzo, non è riuscita a sostituire l’uso della forma carbamacepina. Non dimentichiamo ciò che comporta una circostanza simile, in apparenza curiosa: nel momento in cui si effettua la ricerca della parola carbamazepina in una banca dati elettronica non si riescono a visualizzare tutte le voci corrispondenti a carbamacepina. Dunque, non si ha bisogno solamente di una conoscenza approfondita specifica e del linguaggio scientifico.

La selezione del termine più adeguato per definire un nuovo concetto ci obbliga a ponderare con cura aspetti tanto diversi come la conformità alle norme ortografiche, l’opinione dei professionisti, le caratteristiche fonetiche e grafiche, l’analogia con modelli precedenti, le considerazioni etimologiche o la frequenza d’uso nell’epoca attuale. Solo un team completo di scienziati, traduttori specializzati, terminologi e linguisti d’oltreoceano e non, potrebbe realizzare con successo un progetto simile. Solamente un lavoro di terminologia ben fatto acquisirà l’autorevolezza naturale necessaria a promuovere lo sviluppo di una lingua specialistica comune senza imposizioni né coercizioni.

Naturalmente, non è un sfida semplice. Nessuna delle proposte che ho azzardato in questa relazione lo è. Argomentare in maniera approfondita le ripercussioni linguistiche, scientifiche e sociali dovute all’attuale predominanza dell’inglese come lingua internazionale della medicina; far luce sul problema reale della discriminazione linguistica e attuare le misure necessarie per neutralizzarla; esaltare lo studio del linguaggio scientifico in spagnolo tramite l’introduzione della neologia, della terminologia, della traduzione e della redazione scientifica nel sistema universitario e rinnovare il piano di studi delle facoltà scientifiche, affinché  i medici e i ricercatori di lingua spagnola abbiano a disposizione i mezzi necessari per effettuare un lavoro terminologico adeguato; istituire un comitato superiore di terminologia scientifica riconosciuto da tutto il mondo di lingua spagnola. Realizzare il tutto nel corso della nostra generazione, ovvero entro i prossimi venticinque anni, potrebbe sembrare un’utopia, quasi un’impresa titanica. Pur ammettendo che la realizzazione di quanto affermato finora sia davvero impossibile – che di per sé vuol dire già ammetterlo -  non si può negare che il semplice fatto di fare un tentativo in tal senso potrebbe rivelarsi una sfida davvero appassionante.

Fonte: Articolo pubblicato sul sito El Castellano.org

Traduzione a cura di:
Galassi Valentina
Front Office Agent
Laureata in Mediazione Linguistica con certificazione DELE
Mosciano Sant’Angelo (TE)