La traduzione di testi giornalistici (2)

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Siamo chiari

Qualunque testo giornalistico deve essere chiaro ed attrattivo. Di conseguenza quel che è oscuro appare, allo stesso modo, ostico.
Se la base del testo non dipende dal traduttore, viceversa questi dispone di un certo margine per quanto ne concerne la forma: egli può e deve presentare delle informazioni troppo aride in una maniera esplicita e in uno stile vivido.
È essenziale tener conto dei destinatari del testo. Se l’informazione è destinata a un pubblico aggiornato, è necessario adoperare uno stile appropriato e la corretta terminologia; l’esattezza di questa contribuisce infatti a conferire autorità alle informazioni presentate.

Ciononostante, il più delle volte i destinatari del testo sono dei profani. Un comunicato stampa è generalmente letto da un giornalista che non ha che un’approssimativa conoscenza del soggetto trattato. Se, alla fin dei conti, le informazioni sono destinate a un vasto pubblico, esse devono essere comprese dalla maggioranza; e si suppone che solo un minima parte ne sia conosciuta. Di conseguenza, la chiarezza e la semplicità sono di rigore. Conviene, ad esempio, sostituire «il virus dell’A.I.D.S.» al «virus dell’immunodeficienza umana» – e a maggior ragione all’enigmatico «HIV» – e scrivere «organi produttori di sangue» anziché «organi ematopoietici».

Qualsiasi enunciato che manca di chiarezza è tale da sviare il lettore. Il traduttore è tenuto a documentarsi o a consultare l’autore per rischiarare i punti oscuri. La chiarezza passa per lo più dalla semplicità.
In particolare, non bisogna utilizzare delle sigle se non dopo aver presentato l’espressione completa, seguita poi dalla sigla tra parentesi. In un esempio ricavato dalla pratica, la traduzione letterale di un titolo ( « il CCI organizza il primo Forum delle imprese ») avrebbe immerso nella perplessità qualunque lettore non a conoscenza che il CCI è il Centro del Commercio Internazionale. Il traduttore ha dunque dovuto rimediare alla mancanza d’attitudine alla comunicazione dell’autore dell’originale.

I nomi dei personaggi citati devono essere seguiti dai loro titoli o dalle loro qualifiche; pertanto ciò che conta è meno l’esattezza del titolo sul piano amministrativo che il ricorso ad una denominazione che permetta di ben inserire l’interessato.
Se si tratta d’una persona all’inizio dell’articolo, non ci si deve per forza attendere che il lettore si ricordi del suo nome che appare trenta linee più in là. S’applicherà dunque l’adagio «bis repetita placent».
Chiarezza, tuttavia, non vuole dire semplificazione abusiva e non bisogna prendere il lettore per uno spirito semplice. Il traduttore–giornalista deve restare al livello sottostante di comprensione dei più colti, ma, allo stesso tempo, accrescere il livello di cultura del pubblico ordinario.
Detto questo, risulta a volte difficile l’essere chiaro e conciso, allorché si restituisce l’informazione in maniera esatta e completa; soprattutto quando quest’ultima è alquanto tecnica. Conviene allora procedere con arbitrio tra questi differenti obbiettivi.

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Fonte: Articolo scritto da René Meertens e pubblicato sul sito Foreignword.com

Traduzione a cura di:
Nicola Izzo
Traduttore FR>IT
Montpellier (FRANCIA)