Traduzione e manipolazione (4)

 Categoria: Problematiche della traduzione

< Terza parte di questo articolo

Da un punto di vista esclusivamente pratico, il ruolo che riveste la traduzione in relazione a rapporti conflittuali è estremamente ampio e importante. A titolo esemplificativo, Mona Baker prende in esame i conflitti di natura bellica.

In primo luogo, come ci ricorda Baker citando le parole di Paul Chilton, «una dichiarazione di guerra è innanzitutto un atto linguistico»(10). La dichiarazione, infatti, prevede la sua immediata traduzione in altre lingue, affinché anche i membri di altre nazioni e culture possano comprenderne il significato.

In secondo luogo, una volta che la guerra è stata dichiarata, le operazioni militari possono iniziare solo mediante comunicazioni verbali. Dato che la maggior parte dei conflitti in atto implica la partecipazione di eserciti provenienti da paesi differenti, «il reale processo di mobilitazione militare ha inizio solo in seguito a costanti operazioni di traduzione e interpretariato»(11), che includono processi comunicativi tra gli eserciti, e tra eserciti e popolazioni civili coinvolte nel conflitto.

Inoltre, prima dell’inizio delle ostilità, «non si tratta di mobilitare soltanto gli eserciti ma anche convincere la popolazione domestica affinché questa supporti la guerra»(12). In questo senso, i governi devono trovare il modo migliore per giustificare un attacco e l’eventuale uccisione di vittime civili oltre che la perdita di soldati.
Per concludere, aggiunge Baker, una volta che la guerra si avvia verso la fine, occorre organizzare conferenze, incontri e trattative segrete che includono la mediazione di interpreti e traduttori.

L’analisi di Baker dei processi traduttivi implicati nei conflitti bellici parte da questi presupposti ma soprattutto dalla nozione di narrative, che traduco qui con “narrazione”. La definizione che Baker dà di narrazione è la seguente:

«The definition of narrative I intend to draw on in this book is very much in line with that adopted by Fisher, Landau, Bruner, and Somers and Gibson. Narratives in this view are public and personal ‘stories’ that we subscribe to and that guide our behaviour. They are the stories we tell ourselves, not just those we explicitly tell other people, about the world(s) in which we live. The terms “narrative” and “story” are interchangeable in this context»(13).

Quinta parte di questo articolo >

(10) M.Baker, Translation and Conflict, Rotledge, London and New York 2006, p. 2.
(11) Ibidem.
(12) Ibidem.
(13) Ivi, p. 19.

Articolo scritto da:
Stefano Iuliani
Traduttore e scrittore freelance
Barcellona