Traduzione di nomi propri e di toponimi

 Categoria: Problematiche della traduzione

Uno dei principi della traduzione è che i nomi propri non devono essere tradotti. Tuttavia, non sono affatto rari i casi di personaggi storici famosi, conosciuti non con il loro nome di battesimo originale, ma con la traduzione nella nostra lingua, anche se sarebbe più corretto dire “storpiatura nella nostra lingua” visto che, soprattutto i cognomi, sono intraducibili.
Martin Lutero (nato Martin Luther), Carlo Marx (nato Karl Marx), Tommaso Moro (nato Thomas More) e il divertente Francesco Bacone (nato Francis Bacon), sono solo alcuni esempi noti.
Ad ogni modo, è il latino la lingua che ha avuto meno freni nel tradurre i nomi propri.
Ad esempio l’aggettivo “cartesiano” deriva dal cognome del francese René Descartes, ma non tanto dalla sua lingua d’origine, quanto dalla sua latinizzazione Renatus Cartesius, a sua volta italianizzata prima in Renato Delle Carte e poi in Renato Cartesio.

L’italiano attuale, dal canto suo, ha spazzato via quasi tutti i toponimi latini dalla geografia italiana. In qualche caso la conversione è rimasta abbastanza fedele all’originale (ad esempio Cosentia con Cosenza, Croton con Crotone, Novaria con Novara), in qualche caso un po’ meno (Neapolis con Napoli, Florentia con Firenze, Mediolanum con Milano), e in qualche altro davvero poco (Augusta Praetoria con Aosta, Interamnia Nahars con Terni, Ticinum con Pavia).
Non si tratta tuttavia di un fenomeno prettamente italiano, anche all’estero i toponimi latini sono stati pressoché totalmente sostituiti dagli attuali nomi delle città.
In alcune circostanze si è fatto ricorso al calco, com’è accaduto con Nova Civitas (“nuova città”) diventata in tedesco Neustadt (da neu, “nuovo” e Stadt, “città”), talvolta si è fatto ricorso al semicalco, come per Oenispons (divenuta Innsbruck, da Brück, “ponte”) e in altri casi ancora sono stati mescolati elementi della denominazione originale con parole latine, come Westmonasterium (Westminster) o si è fatto ricorso al greco, come in Leucopetra (da leukós, “bianco” e petra, “roccia”) divenuta Weissenfels (costituita da weiss, “bianco” e Fels, “roccia”).