Problematiche ricorrenti delle traduzioni (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Dopo aver trattato nell’articolo di ieri le problematiche relative alle parole chiave, affrontiamo oggi quelle riguardanti le combinazioni di parole, i “falsi amici” e le componenti di significato esplicite ed implicite.

Combinazioni di parole
In ogni lingua sono presenti combinazioni di parole che funzionano come se fossero una sola parola. Nelle lingue più complesse ed elaborate, gran parte di queste combinazioni sono di fatto elencate come singole voci nel dizionario. È comunque possibile, in ogni lingua, creare continuamente nuove combinazioni. L’ungherese e il tedesco (ma anche altre lingue del nord Europa) hanno ad esempio una forte propensione per la creazione di nuove combinazioni.
Nelle combinazioni di parole, il significato dell’insieme non è detto risulti automaticamente dalla somma dei significati delle parti. Ad esempio, l’espressione francese pomme de terre (dove pomme significa “mela” e terre significa “terra”) non equivale a “mela di terra”, bensì a “patata”. Per eseguire traduzioni corrette appare pertanto evidente la necessità di conoscere l’esatto significato di ogni combinazione di parole come se si trattasse di un unico termine.

“Falsi amici”
I “falsi amici” sono parole (o frasi) della lingua di partenza che presentano una notevole somiglianza morfologica (omografia) e/o fonetica (omofonia) con altre parole (o frasi) della lingua di arrivo, ma in realtà hanno un significato completamente diverso. Si pensi ad esempio alla parola inglese factory che non significa “fattoria” ma “fabbrica” e alla parola spagnola burro che in realtà significa “asino”.
I “falsi amici” sono più ricorrenti fra lingue imparentate storicamente (che abbiano quindi una stessa radice) o che siano in stretto contatto fra loro (ad esempio per questioni di vicinanza geografica). E’ sicuramente più raro trovarne in lingue che si siano evolute in maniera indipendente l’una dall’altra ma è comunque possibilissimo, ad esempio per il “prestito” di un vocabolo fra di esse. All’epoca della colonizzazione spagnola dell’area attualmente corrispondente al Messico, vennero presi in prestito molti termini spagnoli dalle lingue del luogo, ma con il passare del tempo queste parole hanno assunto un significato diverso da quello che avevano in origine.
Nel caso in cui vi sia una sorta di parentela tra le due lingue, chi s’imbatte in due “falsi amici” è portato a pensare che alla base della loro somiglianza fonetica (o nella grafia) vi sia una corrispondenza in termini di significato; al contrario, nel caso in cui non vi sia alcuna parentela, il lettore (o l’ascoltatore) è incline a presumere che si tratti di una pura coincidenza. Il traduttore dovrà quindi fare molta attenzione a non dare per scontato (soprattutto nel secondo caso) che due parole omofone o omografe abbiano lo stesso significato in entrambe le lingue.
Ancor più pericoloso è il caso in cui una parola o una frase, seppur tradotta bene, assuma un significato diverso da quello che il traduttore vuole trasmettere perché inserita in un contesto particolare. Si consideri ad esempio la frase evangelica “tagliare alcuni rami dagli alberi e metterli nella strada” (cf Mc 11,8). Nell’intento dell’apostolo tale gesto aveva una funzione onorifica. Come si può facilmente immaginare, la traduzione formale di tale frase è piuttosto semplice. Tuttavia, si scoprì a posteriori che in una lingua africana tale gesto significava “impedire il passaggio a una persona”, praticamente l’esatto contrario del messaggio contenuto nel testo evangelico. La traduzione venne quindi modificata inserendo “rami di palma” e sottolineando la natura onorifica del gesto.

Componenti di significato esplicite ed implicite
Dopo aver effettuato tutte queste considerazioni sulle equivalenze lessicali delle lingue e le loro asimmetrie, la domanda su come sia di fatto possibile realizzare una buona traduzione può venire spontanea. L’aspetto positivo da considerare è che una traduzione non è una somma di parole tradotte letteralmente. Un buon traduttore non traduce delle singole parole ma delle intere frasi, ossia il significato delle parole combinate fra loro.
L’aspetto negativo è che qualche perdita o qualche guadagno di senso è inevitabile e ci sarà sempre. Durante il processo di traduzione, alcune componenti di senso passano infatti da implicite ad esplicite, e viceversa. Ciò è strettamente dipendente dalla natura delle lingue.
Il traduttore avrà tante più possibilità di raggiungere il proprio scopo quanto più alta sarà la sua consapevolezza circa le differenze tra le lingue su cui si sta cimentando, e a ciò non potrà che avvenire attraverso un’accurata analisi del significato sia contestuale sia referenziale del testo di partenza nonché attraverso una selezione di forme chiare e naturali nella lingua di arrivo.