Le ragnatele della traduzione (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Un’altra nota dolente sono per l’appunto le espressioni idiomatiche, che, come evidente, non andrebbero tradotte letteralmente: non si può tradurre keep your head up (‘mantieni la calma, non perdere la testa’) con su con la testa, né tanto meno si può tradurre cobweb, che in senso figurato vuol dire ‘confusione mentale’, con il letterale ragnatela, nel caso in cui si stia parlando dei postumi di una sbornia: cito testualmente stava bevendo un caffellatte doppio (…) per dipanare le ragnatele del primo mattino (!!). Se in inglese troviamo planning was his strong suit (lett. ‘pianificare era la sua carta vincente’, dove suit indica il seme delle carte da gioco), non possiamo tentare di mantenere la metafora, con un goffo la pianificazione era sempre stata la sua briscola. Al massimo, potremmo scrivere era il suo forte. Infine, non so a quanti lettori italofoni possa risultare chiaro cosa voglia dire vendere a un uomo di paglia, traduzione letterale dell’orig. sell to a strawman, che in realtà vuol dire ‘fantoccio’, o meglio, dato il contesto, ‘prestanome’.
Un altro esempio interessante è offerto dall’espressione inside the Beltway, che il traduttore ha reso con entro la cerchia della Beltway. Ma beltway come nome comune altro non vuol dire che ‘tangenziale’. Dal momento che, nella fattispecie, l’espressione si riferisce a un personaggio che è a conoscenza di tutto ciò che avviene inside the Beltway di Washigton, il senso della frase sembrerebbe essere, di primo acchito, che tale personaggio è al corrente di tutto ciò che avviene nella città di Washington. Leggendo il testo originale, però, non può sfuggire come l’autore enfatizzi la tangenziale di Washington quasi si trattasse della Tangenziale per antonomasia: the Beltway. Una rapidissima ricerca su Internet e ho appurato che inside the Beltway è una locuzione con la quale, negli Stati Uniti, si allude a tutto ciò che gravita, più o meno lecitamente, intorno al Governo Federale, che per l’appunto ha sede a Washington.

Personalmente, non trovo affatto scandaloso il fatto che un traduttore possa ignorare un peculiare idiom statunitense. Quello che però mi sembra difficile da giustificare è la scarsa attenzione che il traduttore ha dimostrato nei confronti del testo, trattando Beltway alla stregua di un nome proprio. Certo, stiamo parlando di un romanzo di genere, ma non credo che per questo una casa editrice possa esimersi dal mettere sul mercato una traduzione di qualità, che consenta anche ai lettori italiani di apprezzare le sfumature del testo originale.

Domani sarà pubblicata la quarta parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Corinna Onelli
Dottore di Ricerca in Studi di Storia Letteraria e Linguistica Italiana
Luton (GB)