Le poesie: rompicapo per traduttori

 Categoria: Problematiche della traduzione

La scorsa settimana, così come molte altre volte in passato, abbiamo parlato delle difficoltà nel tradurre testi che contengano giochi di parole, metafore, rime, alliterazioni, acrostici, palindromi, insomma i classici rompicapo dei traduttori. Fra i testi più rognosetti abbiamo spesso annoverato le poesie e le barzellette, anche se le prime, in genere, comportano problemi infinitamente più grandi.

Le poesie, infatti, anche in assenza di rime o comunque decidendo di non mantenerle nella versione tradotta (sacrilegio!), hanno una metrica, una cadenza, un ritmo che difficilmente possono essere ricreati con la traduzione. A differenza di un testo “normale”, dove con qualche accorgimento si possono trovare sinonimi perfetti o comunque parole simili che non stonino più di tanto, una poesia è una sorta di cassaforte la cui combinazione è un insieme di parole uniche disposte secondo una sequenza altrettanto unica. Per aprirla senza danneggiarla è necessario ripetere quella particolare sequenza in un’altra lingua. La si può aprire anche a martellate o con la fiamma ossidrica però dopo aver utilizzato metodi così drastici la cassaforte non è più la stessa, ne abbiamo creata un’altra più brutta e malridotta. Talvolta, qualche traduttore in gamba, modificando la struttura della cassaforte attraverso ingegnosi stratagemmi, riesce a trovare il modo di aprirla e di renderla, in qualche caso, persino più bella. Il fatto però è che si tratta di un’altra cassaforte, non è più la stessa. Non siamo più in presenza di un testo tradotto ma di una nuova poesia a tutti gli effetti. Che sia più bella è del tutto secondario.

Ma allora come possiamo risolvere il problema? Dovremmo studiare decine di lingue per poter leggere le poesie direttamente nella lingua dell’autore? Non basterebbero cento vite. Meglio rassegnarsi all’imperfezione e poter assaporare il gusto dei poeti stranieri piuttosto che rimanere a bocca asciutta. Se nessun traduttore si fosse preso il disturbo di tradurli, non avremmo mai potuto conoscere i poeti russi, i classici greci, i sonetti latini o gli haiku giapponesi. E anche se talvolta il risultato non è perfetto crediamo sia doveroso continuare a tradurre certe opere.
Le barzellette invece potremmo anche evitare di tradurle, la loro importanza culturale è minima e, inoltre, ogni paese o regione ha il proprio codice umoristico, non è detto che quello che fa ridere in Giappone faccia ridere in Italia e viceversa, pertanto non riteniamo affatto necessario tradurre le barzellette. Ognuno si tenga le proprie con buona pace degli altri.