Le difficoltà di tradurre l’haiku in inglese

 Categoria: Problematiche della traduzione

L’haiku, sviluppatosi attorno al diciassettesimo secolo ed ancora oggi popolarissimo non solo in Giappone ma anche in molti altri paesi stranieri, è probabilmente la più singolare forma di espressione poetica in tutta la letteratura giapponese. In questo articolo considereremo la possibilità della traduzione del genere haiku in inglese; alcune difficoltà, illustrate negli esempi, potrebbero portare alla conclusione che una traduzione adeguata e puntuale sia impossibile ma allo stesso tempo, approfondiremo l’importanza della traduzione stessa come mezzo di comunicazione interculturale.

Nell’haiku vengono utilizzate molte delle numerose tecniche retoriche e stilistiche proprie di molti altri generi poetici: similitudine, metafora, ossimori e giochi di parole sono solo alcune di queste, perché sotto altri aspetti l’haiku è un genere a sé stante: a differenza di altre composizioni è molto breve, segue rigidamente una struttura metrica propria (il primo e il terzo verso devono contenere cinque sillabe, il secondo sette) e deve essere diviso in due fasi: il ‘frammento’ e la ‘frase’. Il ‘frammento’ è il primo verso o l’ultimo, gli altri due sono ‘frasi’. Un esempio:

“Evening settles down                                               “Scende la sera
the moorhen on seven eggs                                        il fagiano su sette uova
dew upon the glass”                                                   rugiada sul vetro”

Qui il primo verso è il ‘frammento’, gli altri due sono ‘frasi’; come si può facilmente intuire, in una composizione che non può essere né lunga né complessa non è necessario inserire punteggiatura o maiuscole; viene utilizzato quasi unicamente il tempo verbale presente così che i lettori possano fare esperienza della percezione del poeta come se fosse la propria.

Altro punto di differenziazione è il tema principale dell’haiku: la rappresentazione della natura attraverso la sensibilità del poeta che la percepisce attraverso i cinque sensi; per dipingerla in sole diciassette sillabe vengono utilizzati diversi stratagemmi, tra cui ilKigo [季語], letteralmente ‘parola stagionale’, un termine che rappresenta un elemento caratteristico di ogni stagione. Infine, l’haiku si basa su concetti peculiari ed elusivi: Wabi [侘], Sabi [寂] and You-gen [幽玄]. Questi concetti hanno diversi significati, interpretabili solo a seconda del contesto; Sabi viene di solito tradotto letteralmente come ‘solitudine’, ma può rappresentare qualcuno o qualcosa di ‘miserabile’, ‘insignificante’, ‘patetico’ o ‘povero’. Wabi, considerato il ‘fratello gemello’ di Sabi, rappresenta generalmente un’idea di ‘elegante semplicità’ o ‘raffinamento sottomesso’ ed è basato sullo spirito giapponese di vedere la modestia come virtù e di considerare la bellezza come il risultato di una vita semplice. Al contrario, You-Gen rappresenta la ‘grazia misteriosa’ o la ‘profondità sconosciuta’; se anche per la letteratura e la filosofia giapponese non  c’è un’ovvia ed unica interpretazione di questi termini e della relazione che li unisce, è ovviamente difficile per gli stranieri catturarla.

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Fonte: Articolo scritto da Shoehi Kodama e pubblicato il 22 maggio 2014 sul sito Universitarianweb

Traduzione a cura di:
Francesca Proietti Mancini
Dott.ssa in Lettere e Filosofia
Roma RM