La valutazione di una traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

I parametri elencati nel post di ieri permettono, a nostro modo di vedere, di capire se una traduzione possiede i requisiti di base per poter essere giudicata accettabile.
Oltre ai suddetti parametri ne esistono sicuramente molti altri. Andare più a fondo nel giudizio è però molto più complicato. Le vere difficoltà iniziano infatti al momento di dover stabilire i criteri oggettivi da prendere in considerazione per giudicare e inserire una traduzione in una scala di valori precisa.

Il problema è che essa, in quanto lavoro risultante da un processo come quello di provare a mettere per iscritto il pensiero di una persona con uno schema mentale diverso, ha davvero ben poco di oggettivo, in particolare quando siamo nel campo della traduzione letteraria.
E se tradurre è di per sé un compito piuttosto difficile, valutare e proporre correzioni argomentate a una traduzione è ancor più arduo. E inoltre, come possiamo accertarci che il correttore/valutatore nella sua opera di valutazione abbia prodotto una versione migliore di quella da lui analizzata? Un altro valutatore? E chi valuta la versione di quest’ultimo?
Seguendo questo ragionamento arriviamo inevitabilmente a citare un’altra frase vecchia quanto il mondo della traduzione: non esiste la traduzione perfetta.

Non ci rimane altra soluzione che articolare il processo di correzione sulla base di certi parametri ben delimitati, che dovranno sostanzialmente stabilirsi in funzione di due regole, tanto fondamentali quanto ovvie: da un lato la fedeltà a ciò che è stato espresso dall’autore e, dall’altro, il rispetto per ciò che il lettore si aspetta dall’opera tradotta.
Al valutatore spetterà pertanto di mettersi ogni volta nei panni di un lettore diverso e stabilire le regole del gioco. Per questo motivo, dovrà fissare dall’inizio criteri come, per esempio, i tipi di errore e la loro gravità, e questo in funzione di una scala che misuri il grado di adeguatezza rispetto a quanto richiesto dal cliente. È in questa cornice che il traduttore potrà portare avanti il proprio lavoro con la parziale garanzia che la soggettività della valutazione della traduzione sarà, perlomeno, ridotta. È un male minore, però che altra soluzione ci resta?

Prima parte di questo articolo