La traduzione scientifica

 Categoria: Problematiche della traduzione

Sempre più frequentemente all’università vengono fatti acquistare agli studenti iscritti a discipline medico-biologiche libri di testo redatti da autorevoli scienziati stranieri (spesso americani) e tradotti poi in italiano.
Mi sono trovata a tradurre un capitolo di un libro scientifico dall’inglese all’italiano e ho scoperto che in questo lavoro il problema più grande sta nell’inesistenza di termini italiani che abbiano lo stesso significato di quelli inglesi. L’inesattezza in campo scientifico, però, è inammissibile, e così l’utilizzo di sinonimi e perifrasi. Perciò, sempre più spesso nei libri di testo parole o concetti che sono molto chiari in inglese vengono “italianizzati”, oppure fatti semplicemente sparire.

Di seguito riporto alcuni esempi: in statistica si parla spesso di “intervallo di confidenza”, ovvero la probabilità che un dato parametro ricada in quel determinato intervallo. Vi starete sicuramente chiedendo “Perché diavolo i matematici hanno definito questa probabilità un intervallo di confidenza“? La risposta è molto semplice, in inglese questo intervallo è chiamato “confidence interval” o “confidence range“. Confidence non ha nulla a che fare con la confidenza! “Confidence” indica la sicurezza, la “fiducia” che se quel determinato parametro cade in quel determinato intervallo, allora è molto probabile che sia corretto.

Un altro esempio: in inglese esiste il verbo “to perform” che sostanzialmente significa “fare”, ma ha in realtà moltissime sfumature, soprattutto creative e/o intellettuali: e infatti il termine performance è già entrato nel lessico comune, a intendere uno sforzo o un’opera di tipo artistico, o una prestazione di tipo fisico, che si presta a valutazione o critica.
Spesso nei laboratori di ricerca, quando si parla fra colleghi, si dice “ho performato una PCR”, perché in effetti “aver performato una PCR” significa di più che “aver fatto una PCR”. L’idea che trasmette “aver fatto una PCR” è un elenco di attività meccaniche e consecutive: ho preso i tubini, li ho messi nella macchina l’ho fatta partire. “Performare una PCR” invece sottintende anche il lavoro intellettuale che c’è dietro; ovvero aver pensato quale DNA prendere, quali concentrazioni usare, che reagenti aggiungere, il tipo di ciclo ideale; e ovviamente i risultati attesi.

Un ultimo esempio mette in cattiva luce i primi traduttori che si sono trovati ad affrontare il problema della traduzione scientifica. I fotosistemi presenti nelle foglie sono costituiti da un cosiddetto “complesso antenna”, che in italiano si chiama proprio così. In inglese invece ha il nome di “light-harvesting antenna complex” che rende perfettamente l’idea del suo compito. E’ un complesso che raccoglie la luce, ma non la “raccoglie” soltanto, la cattura, la fa sua e la utilizza per sintetizzare zuccheri.

In tutti questi casi, il calco dall’inglese può essere giustificato sia per trasferire rapidamente un concetto più ricco del suo omologo italiano, sia nella “pigrizia” del parlante o del traduttore, che sopratutto in ambiente scientifico può contare su solide conoscenze linguistiche da parte di chi legge o ascolta.

Autore dell’articolo:
Martina Bodner
Laurea Specialistica in Biotecnologie Industriali
Traduttrice DE-EN>IT
Caldaro sSdV (BZ)