La traduzione in “Harry Potter”

 Categoria: Problematiche della traduzione

Dire quasi la stessa cosa: così Umberto Eco intitola il suo libro sulla traduzione, frutto di una serie di esperienze pratiche in qualità di correttore di traduzioni.
Fino ad oggi, un’innumerevole quantità di libri, articoli e testi sono stati scritti sulla traduzione e su quanto sia difficile (e finanche, in alcuni casi, impossibile) rispettare il valore originale delle parole da tradurre o ciò che il loro autore avrebbe voluto far intendere. La traduzione di un testo tecnico (sia esso di tipo scientifico, medico, informatico, ecc.) si presenta, nell’immaginario comune, più semplice in relazione alla traduzione di termini specifici: una conoscenza più approfondita dell’argomento trattato, potrebbe risolvere molti dei problemi di traduzione.
Ma cosa accade quando, ad essere tradotti, sono nomi e/o oggetti fantastici che non necessitano solo di una traduzione tale da far cogliere al lettore della lingua di arrivo il valore semantico, ma che ne rispettino altresì il valore “magico”?
L’oggetto di questa riflessione è il mondo fantastico del mago Harry Potter, forgiato dalla penna della scrittrice J. K. Rowling: il successo della saga, costituita da ben sette libri, non poteva non interessare anche il mondo della traduzione.

Comparando la versione inglese alle traduzioni in italiano e in francese, è interessante notare come siano stati tradotti i nomi di alcuni oggetti magici che accompagnano le avventure del mago e dei suoi amici: le caratteristiche fonologiche e morfologiche di una lingua permettono all’autore di “giocare” con la traduzione…ma, alle volte, nell’incontro/scontro tra versione originale e versioni tradotte, quest’ultime si rivelano perdenti.

Per cominciare, all’inizio del primo anno ad Hogwarts, Harry si sottopone allo smistamento in una delle quattro case presenti (Grifondoro, Serpeverde, Tassorosso, Corvonero): ed è qui che entra in scena il primo oggetto magico, il Cappello Parlante che, posto sulla testa del candidato, ne scruta l’animo e annuncia il nome della casa a cui deve appartenere. Scopriamo che la traduzione italiana del Sorting Hat della Rowling fa perdere gran parte della sua reale particolarità: non si tratta solo di un cappello “parlante”, ma di un cappello che influenza tutta la storia della saga nel rivelare – in parte – il destino degli studenti di Hogwarts.

Domani sarà pubblicata la seconda e ultima parte dell’articolo.

Autore dell’articolo:
Serena Dessì
Laurea Specialistica in Letterature Moderne Comparate
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Caserta