La traduzione in “Harry Potter” (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Traduzione più felice è, invece, quella della versione francese, dovuta evidentemente anche alle proprietà fonetiche della lingua stessa: lo Choixpeau Magique si avvicina maggiormente all’attività di “sorting” (smistamento, classificazione, selezione) del cappello e, rispetto all’originale inglese, gioca su un doppio livello linguistico: quello fonetico, laddove il termine francese per “cappello” (chapeaux) si pronuncia /ʃapo/, dando così la possibilità di giocare anche con la pronuncia di “scelta” (choix = /ʃwa/), e quello morfologico, inserendo la parola choix all’interno della principale chapeau.

Fortunatamente la versione italiana riesce, in altri casi, a prendersi una rivincita. Si pensi allo Sneakoscope, una sorta di trottola che, alla presenza di inganni in atto o di persone di cui non fidarsi, si accende e gira: lo Spioscopio italiano rende bene l’idea dello “sneak” (=spia), al contrario del suo cugino francese, Scrutoscope (da scruter = scrutare), che si allontana dall’atto dello “spiare”, generalizzandolo un po’ troppo.

E che dire delle creature magiche? Pensiamo al Boggart, le cui traduzioni – rispettivamente in italiano e in francese – sono Molliccio e Épouvantard. Analizzando l’etimologia la parola “boggart”, tipica del Northern English ( = fantasma, poltergeist), è probabile che le traduzioni siano state basate su due possibili interpretazioni del significato e dell’origine della parola stessa: in inglese, bog vuol dire palude, e questo ci riconduce a giustificare la traduzione italiana in Molliccio, che non esclude – tuttavia – la scelta di attenersi semplicemente alla caratteristica principale della creatura (trattandosi di un Mutaforma, ossia di una creatura che può assumere forme differenti, ben si ricollega alla mancanza di rigidità di ciò che è “molle”). Consideriamo, ora, boggart come variante di bug + -ard, laddove bug (che nell’inglese moderno significa insetto) risale al termine del Middle English bugge = “spaventapasseri, qualcosa di spaventoso”, motivando così la traduzione francese in Épouvantard (da épouventer = spaventare). Insomma, due sfumature semantiche di Boggart rese in due distinte traduzioni.

Questi sono solo pochissimi esempi di problematiche e di tutto un mondo che meriterebbe un più ampio studio, considerando che una traduzione, soprattutto nell’ambito della narrativa, deve essere contemporaneamente “fedele” all’originale e “efficace” nella lingua d’arrivo.

Autore dell’articolo:
Serena Dessì
Laurea Specialistica in Letterature Moderne Comparate
Traduttrice freelance EN-FR>IT
Caserta