La fallacia dei madrelingua (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

Nell’articolo di ieri abbiamo parlato di un caso evidente di fallacia dei madrelingua. Qui di seguito ne citiamo un altro altrettanto lampante (ndr).

Caso 2
Mi accorsi di alcuni errori gravi, come errori di punteggiatura, calchi dall’inglese e altro, in una traduzione di un’organizzazione per la quale lavoro. Chiesi di non pubblicare quella traduzione prima di farla revisionare e correggere. Mi dissero che lo avrebbero tenuto presente, ma il giorno dopo la traduzione venne pubblicata senza alcuna modifica. Poiché mi infastidiva vedere quegli errori, e credo danneggino l’organizzazione, segnalai nuovamente gli errori che avevo trovato, spiegando il perché dell’errore, e chiesi di correggerli. Spiegai loro che non è sufficiente essere bilingue per essere traduttore e lo dimostrai con gli errori presenti nel testo. Sapete cosa risposero? Questo: “Quello che dici è interessante, però la traduttrice è madrelingua di inglese e spagnolo, sicuramente sa tradurre bene”.

Ah, avevo dimenticato di nuovo che se qualcuno è madrelingua di professione non gli si può contestare nulla.

È questa la fallacia dei madrelingua. Essere madrelingua non è una professione! Siamo tutti parlanti nativi di qualche lingua, non è una cosa che si studia né per la quale è prevista una specializzazione.

Presa dall’impotenza che provavo quasi stavo per rispondergli qualcosa come “Anche Belén Rodriguez (ndr) è madrelingua spagnola e non le chiederesti di revisionare un testo”. Invece mi rassegnai e risposi “va bene, grazie”.

Questo mi riporta alla domanda iniziale: perché? Perché alla gente costa tanto credere che noi traduttori possiamo apportare qualcosa in più? Perché la nostra formazione non è valida come quella di qualsiasi altro professionista? Perché anche quando si dimostra che quel “madrelingua” ha commesso un errore, si dà priorità al suo criterio e non al nostro?

Non lo capisco e non trovo nessuna risposta a questa domanda. Non è che, in preda a un attacco di ego, abbia detto “sono una traduttrice, so farlo meglio”. Quello che ho fatto è stato trovare e spiegare gli errori che dimostrano che qualcuno con formazione ed esperienza nel campo della traduzione può tradurre meglio rispetto a chi non ha questi requisiti. È davvero un’idea così strampalata?

Occhio, non fraintendetemi. Sono sicura che molti bilingue madrelingua sono anche traduttori, eccellenti traduttori. Non dico che chi è bilingue madrelingua traduca peggio di coloro che non lo sono. Il fatto è che ci sono bilingue che si sono formati come traduttori o che sono arrivati alla traduzione da un’altra strada e vantano anni di esperienza. In ogni caso, i traduttori non sono solo “madrelingua”.

Sarebbe molto difficile per altre professioni. Assumereste un cuoco solo perché è nato in Italia? Se voleste un quadro della Torre Eiffel, chiamereste un pittore o il primo parigino che passa per strada? Con la traduzione succede la stessa cosa: bisogna assumere un professionista. Non dimentichiamo che noi traduttori siamo anche madrelingua, o monolingue o bilingue, l’importante è essere professionali. Per questo dobbiamo farci valere e far sì che la gente capisca che essere madrelingua non è di per sé una professione, mentre essere traduttore sì, e che inoltre siamo sempre e comunque madrelingua.

Non saprei dire come farlo, ma credo che sia nostro dovere lottare per il riconoscimento del nostro lavoro. Per il momento, ho pensato di creare questa immagine per rivendicare un poco quello che siamo. Se volete, potete condividerla su Twitter o Facebook, e magari riusciremo a farci apprezzare di più. Vi invito anche a condividere le vostre esperienze nella sezione dei commenti, sperando che ce ne siano di positive.

Fonte: Articolo pubblicato il 22 settembre 2015 sul Blog “Bailando entre traducciones

Traduzione a cura di:
Ambra Sottile
Master Translation Studies
Traduttrice EN-FR-ES-CAT>IT
Catania