La contestualizzazione nella traduzione (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

A questo proposito vorrei fare un esempio più che mai attuale e di larga portata: l’uso della lingua nell’ambito delle istituzioni comunitarie. Abbiamo a che fare tutti i giorni con l’Unione Europea e le sue strutture, che tanto incidono nella nostra vita quotidiana. Ogni funzionario in essa copre il suo ruolo lavorando assiduamente in un contesto molto particolare, multiculturale e soprattutto multilinguistico. Le lingue si mescolano tra loro, la traduzione diventa il mezzo per la comunicazione quotidiana, lingue universalmente conosciute come l’inglese o il francese diventano dei ponti tra altre lingue etimologicamente lontane tra loro, come potrebbero essere l’italiano e il finlandese. Va dedotto quindi che la velocità con cui sono prodotti i testi e la necessità che questi siano costantemente tradotti nelle ventitré lingue ufficiali quasi immediatamente fanno in modo che ogni singola lingua assuma un aspetto diverso da quello che le appartiene normalmente, quando è invece utilizzata dai comuni cittadini.

Su questo fenomeno sono stati compiuti veri e propri studi di linguistica, tanto che al linguaggio utilizzato presso le istituzioni sono stati affibbiati anche dei nomi, come ad esempio euroletto, o eurospeak com’è comunemente chiamato dagli inglesi. Personalmente preferisco tra tutti il termine eurocratese, che rimanda direttamente all’altrettanto criticato burocratese, poiché questo linguaggio a volte per le sue peculiarità genera difficoltà di comprensione per il comune cittadino.

Per capire come sia importante contestualizzare un testo prima di iniziarne la traduzione, basta pensare che nel gergo comunitario termini come “regolamento”, “raccomandazione”, “sussidiarietà”, “direttiva” e molti altri, già presenti nella lingua italiana, adattati a un contesto europeo assumono sfumature di significato differenti. Si possono verificare sia la formazione di neologismi come “eurobarometro” o collocazioni come “fondi strutturali” o “moneta unica”, sia l’acquisizione nelle lingue comunitarie di termini provenienti dall’inglese o dal francese, lingue veicolari, con la conseguente formazione di calchi e prestiti.

Questo esempio ci dimostra come in qualsiasi ambiente di lavoro esista un gergo, un modo di esprimersi particolare, un utilizzo della sintassi proprio e unico, termini dal significato preciso e inequivocabile affiancati a termini il cui significato può essere compreso soltanto a seguito di un’accurata contestualizzazione. Il traduttore, quindi, deve saper eseguire un lavoro preparatorio molto accurato per assicurare al suo committente una traduzione eccellente da tutti i punti di vista.

Autore dell’articolo:
Ilaria Di Loreto
Traduttrice EN-ES>IT
Pescara (PE)