Il problema della traduzione doppia

 Categoria: Problematiche della traduzione

Una difficoltà molto nota ai traduttori, e della quale ha poca conoscenza chi non è del mestiere, è che il testo da tradurre talvolta è esso stesso la versione tradotta (e magari nemmeno molto fedele) di un altro testo.
Il traduttore, nella misura in cui ciò sia possibile, deve cercare di superare l’ostacolo della traduzione doppia e fare in modo che la sua versione sia quanto più simile possibile all’originale.

L’esempio classico è costituito dai Vangeli. I più antichi manoscritti conosciuti sono stati redatti in greco antico ma verosimilmente si tratta di traduzioni dall’aramaico. Gli eventuali originali in questa lingua, se mai sono esistiti, sono andati persi e da ciò traggono origine interminabili dibattiti sulla fedeltà delle traduzioni esistenti.
Ai giorni nostri il fenomeno si è amplificato e si presenta sotto forme diverse.
Una di esse è l’utilizzazione consapevole di una lingua ponte. Se ad esempio si deve tradurre un testo dallo svedese allo swahili non sarà affatto semplice trovare un traduttore in grado di dominare alla perfezione le due lingue e allo stesso tempo l’oggetto della materia trattata.
Il traduttore nella lingua di destinazione molto probabilmente farà affidamento su una traduzione eseguita da un altro traduttore verso una lingua ponte, quasi sempre l’inglese. Il fatto però è che questa lingua può talvolta creare delle difficoltà a livello interpretativo. Ad esempio in una frase come “They might not agree with the amendments to the draft resolution proposed by the italian minister”, il primo traduttore non può sapere con certezza se proposed si riferisce a amendments o a resolution.

L’inglese è universalmente considerato la lingua più internazionale e più compresa. Per questo motivo vi si fa frequentemente ricorso, soprattutto in ambito commerciale, pensando di rendere le cose più semplici, ma non sempre è così.
Pensiamo per esempio a un’impresa italiana che voglia scrivere a una ditta spagnola. La cosa più facile sarebbe che lo facesse direttamente nella propria lingua. Il destinatario affiderebbe la lettera ad un’agenzia di traduzioni o a un traduttore italiano-spagnolo e riceverebbe una traduzione quasi sicuramente molto fedele all’originale.
Spesso però viene giudicato più educato mandare qualcosa scritto in inglese anche se magari non si ha una buona padronanza della lingua. Il ricevente, non comprendendo bene il contenuto, molto probabilmente si rivolgerà lo stesso a un professionista della traduzione e questi, per decifrarlo, dovrà impegnarsi molto di più che se avesse avuto direttamente sotto gli occhi il testo in italiano.
Qualcosa di analogo accade quando una società dispone ad esempio di un documento in russo e della sua traduzione in inglese e necessita di una traduzione verso l’italiano. Istintivamente, all’agenzia di traduzioni verrà inviata la versione inglese, che, con ogni probabilità, creerà infinitamente più problemi di quanti non ne avrebbe creati l’originale in russo.