Il collo della chitarra

 Categoria: Problematiche della traduzione

Sin dall’adolescenza sono un appassionato musicista dilettante (chitarrista, tastierista & computer musician) e nel mio percorso ho incontrato e utilizzato molti dispositivi che generano, alterano e riproducono suoni, la grande famiglia delle apparecchiature audio e degli strumenti musicali elettronici legati alla produzione di quei toni organizzati che chiamiamo “musica”.

Se abbiamo in mente un timbro e vogliamo far sì che la macchina (in questo caso un sintetizzatore) lo riproduca proprio come l’abbiamo concepito, dobbiamo avere una conoscenza chiara e approfondita di tutti i parametri che sono a nostra disposizione per arrivare a concretizzare la nostra idea. Per studiare il nostro strumento ci serviamo quindi del manuale (a volte di centinaia di pagine) che ci spiega (o dovrebbe) ogni aspetto dell’apparecchio.

I guai iniziano quando questo manuale è stato scritto in Inglese da un Giapponese (ottimo tecnico, ma non ferratissimo nella lingua di Shakespeare) e tradotto in Italiano da un Cinese con una conoscenza scolastica del nostro idioma. Si arriva così al “collo” della chitarra. Come tutti sappiamo, questo strumento si compone principalmente di due parti: la sinuosa cassa armonica o corpo che teniamo sulle gambe, e il “prolungamento” su cui corrono le corde, detto manico, in Inglese “neck”, che ho visto tradotto brillantemente col termine “collo” dal nostro esperto di turno, non proprio madre-lingua, nel manuale di un noto costruttore.

Ventun anni fa ho deciso di unire le mie conoscenze linguistiche e tecniche, ponendole al servizio degli utenti e degli importatori di strumenti musicali (e di dispositivi audio) per cercare di creare un “ponte” e non una barriera tra l’idea creativa di chi vuole (o deve) utilizzare un’apparecchiatura, spesso complessa, e la realizzazione di quell’idea.

Trans ducere: portare al di là, traghettare il significato da una lingua ad un’altra. Per svolgere al meglio questo compito, facendo felice chi leggerà il nostro lavoro e onorando l’impegno preso con il nostro committente, occorre una profonda conoscenza della materia che trattiamo. Dobbiamo anche saperci immedesimare nel nostro utente: se per esempio stiamo traducendo la guida di un prodotto professionale, si può dare per scontata la comprensione di certi termini, da spiegare invece se ci troviamo di fronte ad un prodotto destinato ad un target meno smaliziato. In ambito tecnico, è naturalmente fondamentale conoscere e utilizzare la terminologia già consolidata che caratterizza il brand del nostro committente, senza creare confusioni.

Come in un’ottima ricetta ogni ingrediente è sapientemente dosato per dare il suo contributo al gusto finale del nostro piatto, una traduzione tecnica riuscita è il risultato del giusto mix tra competenza e coerenza terminologica, semplicità e chiarezza di esposizione.

È altresì importante saper comunicare ai nostri committenti il vero valore di una manualistica tradotta con competenza da un professionista che sa di cosa sta parlando, e proprio per questo riesce a mettersi nei panni di chi si rivolge con fiducia al manuale per trovare le risposte che cerca. Non dunque un semplice costo aggiuntivo, da affrontare per rispettare le norme di legge, ma un segno tangibile della cura e della volontà di seguire al meglio, anche dopo la vendita, chi ha investito in un nostro prodotto.

Spero, con queste mie piccole osservazioni sul mondo della traduzione, frutto della mia esperienza nella nostra affascinante professione, di aver portato il mio modestissimo contributo a questo blog che illumina ogni aspetto del nostro vasto e sfaccettato mondo.

Autore dell’articolo:
Pierpaolo Punzo
Traduttore EN – ITA
Macello (TO)