Donald Trump e i suoi traduttori (3)

 Categoria: Problematiche della traduzione

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Molti hanno visto un parallelismo tra Jean-Marie Le Pen, del fronte di estrema destra del partito nazionalista francese, e Donald Trump. La figlia di Le Pen, Marine Le Pen, è attualmente in testa nei dati dei sondaggi elettorali, rilasciati nei giorni scorsi. Eppure, sotto il punto di vista linguistico, esiste una differenza basilare tra l’ottantottenne Jean-Marie Le Pen e Donald Trump. “Così come Trump, Le Pen ha sempre affermato tutto ciò che gli passava per la testa; tuttavia, il suo linguaggio e i suoi pensieri sono sempre stati molto più articolati, per quanto terribilmente razzisti e anti-semiti e, di conseguenza, illegali in Francia.”

Prosegue nell’intervista: “nel 1987, (Le Pen) ha affermato che i forni crematori dei campi di sterminio erano solo “un dettaglio della storia”. Questa affermazione è stata condannata da un tribunale francese per aver negato la natura della Shoah, eppure lo stesso tribunale ha sostenuto che la frase in questione fosse stata elaborata da un “politico che avesse dimestichezza nella retorica politica e nelle sfumature della lingua francese””. L’inglese di Trump non celebra le sfumature della lingua, ma forse questa definizione di “politico che abbia dimestichezza nella retorica politica” è solo un’espressione moderna di un concetto da cui George Orwell ci aveva già messo in guardia ai suoi tempi: il voler utilizzare un linguaggio volontariamente poco chiaro per nascondere la verità oppure, come ha dimostrato Betsy DeVos, ignorare direttamente le domande poste.

Non lontano da Washington, il Baltimore Museum of Art ha riesposto una celebre installazione intitolata “Violins Violence Silence” di Bruce Nauman, che sta nuovamente illuminando la sua facciata orientale. Le parole “Silence-Violence-Violins” riproducono, una dopo l’altra, un fascio di luce che illumina il cielo notturno. Quando ero uno studente dell’università, mi sono ritrovato più volte a camminare vicino queste parole, pensando alla relazione tra silenzio e violenza e a come la musica fosse in grado estraniarci da entrambi. Non posso che pensare che in futuro il compito dei traduttori possa essere proprio questo: tradurre il silenzio, illuminandolo con la giusta attenzione.

Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano