Donald Trump e i suoi traduttori (2)

 Categoria: Problematiche della traduzione

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Un comportamento analogo è stato riscontrato anche tra i suoi collaboratori, come risulta evidente dallo scambio tra Betsy DeVos e il Senatore Tim Kaine, durante il quale quest’ultimo le ha chiesto se fosse sua intenzione evitare le sue domande durante tutte le sedute della settimana.

Tutte queste forme di evasione rappresentano un grande ostacolo per i traduttori, il cui obiettivo è svelare il significato di un’affermazione, non offuscarlo. Sebbene durante la gara alla presidenza Trump abbia fatto di un linguaggio semplice il suo stendardo per arrivare a tutti, la Viennot vede nell’utilizzo dello stesso un motivo completamente diverso. “Nel caso di Trump, non si tratta di una strategia, quanto di un vocabolario limitato che esprime un pensiero a sua volta poco articolato”, afferma durante l’intervista. La Viennot ha eleborato ulteriormente il concetto della difficoltà di tradurre le affermazioni di Trump – e spiegato come spesso il traduttore venga accusato di aver prodotto un eleaborato senza alcun senso – durante un’intervista con il Los Angeles Review of Books.

“In quanto traduttrice, ho il compito di scrivere testi comprensibili, per cui, in questa circostanza, mi trovo costantemente di fronte a un bivio: tradurre Trump così come parla, lasciando ai lettori francesi l’arduo compito di comprendere il contenuto dei suoi commenti (senza dimenticare il fatto che verrei poi giudicata per l’utilizzo dei termini scelti o per la bassa qualità del pezzo); oppure mantenere il contenuto, ma riadattando lo stile così che risulti comprensibile, delineando l’idea che Trump sia un politico qualunque che si esprime in maniera corretta, sebbene sia evidente il contrario”.

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Fonte: articolo scritto da Aviya Kushner e pubblicato il 20 gennaio 2017 sulla rivista online Forward

Traduzione a cura di:
Cristina Righi
Traduttrice freelance EN/ZH>IT
Milano