Una lingua per imparare a cucire (2)

 Categoria: Le lingue

Nella stessa situazione di Viviane Friday di cui abbiamo parlato nell’articolo di ieri (ndr) si trova Hossnia Elkhadiri, 36 anni, che è arrivata dal Marocco da diversi anni. Entrambe affermano di essere in possesso del permesso di soggiorno. Hossnia, che nasconde i suoi capelli con un fazzoletto, sembra essere più decisa. Ha quattro figli e vive con suo marito, anche lui disoccupato dopo aver lavorato per 22 anni in Spagna. Questa donna dagli occhi vivi, nascosti dietro piccoli occhiali, ritiene un’ingiustizia il fatto di essere stata espulsa dal laboratorio. “Ci hanno sottoposto un esame di matematica e lingua. Abbiamo dovuto insegnare matematica a qualche compagna spagnola un po’ in là con gli anni. Siamo pronte e abbiamo voglia di imparare”, sottolinea con un forte accento tra il marocchino e il catalano. È ciò che le rimane dopo aver insegnato per sei anni a Tarragona. Hossnia è più audace e pensa che dietro la sua espulsione ci siano altri motivi: ”Quando parlava guardava sempre le spagnole mentre a noi non faceva caso”. Aspettava da due anni il laboratorio, ma quando è riuscita ad ottenerlo l’hanno cacciata subito dopo. Per questo, sente un misto tra frustrazione e indignazione. ”Domandai alla professoressa se il corso fosse per apprendere a cucire o per imparare a parlare perfettamente.”

Il sindaco, Mercedes García, giustifica la decisione della direttrice del laboratorio. “Le alunne devono passare una piccola prova di dettato e comprensione, ma queste persone non l’hanno superato. La decisone non spetta al comune ma alla direttrice del corso, ”segnala il sindaco di Quijorna, che si giustifica aggiungendo: ”Questa non è una scuola di formazione per adulti, né un corso d’insegnamento per stranieri”. Quando le viene fatto notare che nelle richieste del corso non ci fosse alcun requisito, Mercedes García spiega. ”Ci deve essere stato un grande errore nello studio dell’INEM (servizio pubblico del impiego statale), avrebbero dovuto sottoporle ad una piccola prova”. Ciò nonostante riconosce che devono essere ammesse tutte le persone che figurano nella lista d’occupazione che risponde all’INEM. ”Se non sanno lo spagnolo difficilmente possono fare il corso”, conclude.

Le due donne avevano riposto molte speranze in quel laboratorio retribuito. Adesso il loro mondo sembra crollare. Raccontano, in uno spagnolo elementare ma comprensibile, il loro cammino attraverso diversi lavori in questo paese. Si lamentano perché adesso non sanno come affrontare le spese per l’affitto. Credono che la loro situazione possa essere drammatica. Se non altro dispongono dell’aiuto di una ventina di vicini di Quijorna che si stanno mobilitando attraverso le reti sociali per dare una mano a queste due donne rimaste senza risorse finanziarie. “Stanno per essere sfrattate e tra sei mesi non potranno riscuotere il reddito minimo di integrazione”, spiega Azucena Concejo, vicina e portavoce socialista in municipio. “A Viviane le rimangono 11 euro nel conto corrente per arrivare a fine mese. Non paga l’affitto da due mesi e suoi figli non bevono latte da diversi giorni, ma acqua e zucchero”, spiega Azucena che racconto il modo in cui hanno organizzato una lista con le taglie delle famiglie di Viviane e Hossnia per raccogliere vestiti adatti alla stagione fredda. Inoltre stanno facendo provviste di alimenti non deperibili e sono alla ricerca di un luogo dove possano alloggiare.

Fonte : Articolo scritto da J. Sérvulio González e pubblicato il 21/10/2011 su El País

Traduzione a cura di:
Michele Ironico
Laurea in Traduzione specialistica
Traduttore EN-SP>IT