Una lingua di poeti

 Categoria: Le lingue

Appare evidente che la lingua inglese si sia imposta a livello mondiale non solo per il potere economico e politico degli Stati Uniti, ma anche e soprattutto per la sua versatilità.
Tutti conosciamo parole inglesi provenienti dai più diversi campi. Il vocabolario tecnico, economico e scientifico di questa lingua sembra non avere rivali in altre lingue, di conseguenza molti ritengono che l’inglese sia una lingua di commercianti e specialisti che sanno solo dire market, chip o hamburger.
Secondo questa diceria, il linguaggio elevato della letteratura, per non parlare della poesia, è incompatibile con l’origine germanica di questo idioma. Non a caso i barbari sono venuti dal nord…

Pochi però raccontano che la letteratura in lingua inglese è degna delle migliori culture. La poesia, ad esempio, ha riempito la storia con maestri del linguaggio poetico, virtuosi della sfumatura e rivoluzionari nello stile, che hanno arricchito la loro lingua sino all’estasi.
Secoli di immaginazione e di pensiero condensati in parole brevi che lasciano nell’aria o sulla carta un leggero sibilo che il traduttore quando vi si avvicina e ne assapora tutta l’intensità, deve tradurre in una lingua, quella italiana, anch’essa ricca di poesia, ma le cui caratteristiche differiscono notevolmente da quella d’origine.
Il traduttore deve evitare il topico autocompiacente, molto comune in questi frangenti, che mette la lingua italiana al culmine della ricchezza espressiva al cospetto di un inglese da mercanti.

La realtà è che ci troviamo di fronte a due lingue potenti con modi di far poesia del tutto diversi, e il traduttore si trova in mezzo, nella sua fucina di versi cercando di mescolare due metalli che rifiutano di fondersi…