Tratti comuni fra lingue

 Categoria: Le lingue

Ogni lingua è un mondo a sé stante, con la propria storia, le proprie regole, il proprio vocabolario. Alcune lingue condividono la stessa origine e per questo conservano più somiglianze rispetto ad altre.
Le lingue come l’italiano, lo spagnolo, il francese e il portoghese derivano tutte dal latino (non a caso vengono definite “neolatine”) e per questo motivo hanno molti tratti in comune.
Se mettiamo a confronto lingue con un’origine spazio temporale molto diversa, tali similitudini, com’è ovvio, si attenuano moltissimo.
Il cinese e il danese si assomigliano davvero poco, lo stesso può dirsi per il giapponese e il polacco e per un infinità di altre lingue.
Tuttavia tutte le lingue hanno alcuni tratti comuni che non dipendono dalle loro origini.

In primo luogo l’arbitrarietà, che si manifesta nell’assenza di relazione naturale tra i codici del linguaggio scelti e i concetti, gli oggetti e i fatti ai quali fanno riferimento. L’associazione tra le parole e i loro significati è il risultato di un processo di sviluppo culturale distinto da un paese ad un altro.
Una seconda caratteristica condivisa è l’utilizzazione di fonemi, cioè segni corrispondenti a suoni. Ogni fonema riproduce sempre lo stesso suono, diverso dagli altri fonemi. Modificando un fonema in una parola, il risultato sarà una parola inesistente e sprovvista di significato oppure una parola con un significato completamente diverso.
Una terza caratteristica è la doppia organizzazione della struttura delle lingue. Esse sono costituite da un numero ridotto di fonemi privi di significato intrinseco, ma la cui combinazione arbitraria permette la creazione di parole dotate di un significato variabile a seconda del contesto nel quale sono inserite.
Infine, questo tipo di organizzazione consente una produttività semantica illimitata. A partire da un numero convenzionalmente finito di fonemi si possono generare un numero infinito di parole e di messaggi.