Studiare le lingue medievali

 Categoria: Le lingue

Quando racconto di aver studiato con interesse e passione l’antico francese, il mio interlocutore mi guarda in generale con occhi stupiti, forse un po’ increduli (pensando probabilmente: già il latino l’ho sempre detestato e non serve a niente, perché occuparsi allora di parole e regole grammaticali cadute in disuso da molto tempo?). Eppure è vero e non considero tempo perso tutte le ore che ho dedicato alla lettura di testi scritti in quella lingua, anche se non mi capiterà probabilmente mai di doverne tradurre uno.

Ho studiato Romanistik presso un’università tedesca passando un semestre a Lione. Siccome avevo scelto l’italiano come materia principale, erano obbligatori due semestri di studio dei testi più vecchi scritti in questa lingua, come il “Cantico di Frate Sole” ed il “Ritmo su Sant’Alessio”. Poi mi venne voglia di conoscere anche gli inizi della lingua francese, anche se non era obbligatorio per la materia secondaria. Frequentai tutti i corsi che venivano offerti sull’argomento presso la mia università e alcuni a Lione, facendo pure conoscenza con l’antico occitano. Dopo aver finito gli studi ed essermi trasferita a Berlino ho frequentato un corso sulla letteratura francese del Medioevo qui alla Humboldt-Universität per un semestre. Si vede che questa è una passione che non mi ha più lasciata.

Purtroppo le lingue medievali vengono insegnate sempre meno alle università tedesche. Con l’introduzione del nuovo sistema del tre più due (oppure già prima) sono scomparse dai programmi di studio in molti luoghi. Secondo me è un peccato perché leggere i testi scritti secoli fa permette di imparare diverse cose sulla storia dei paesi in cui si parlano le lingue che lo studente sta imparando. Inoltre è molto utile conoscere le origini di queste lingue. Io personalmente ho imparato moltissimo sul francese moderno occupandomi dei suoi testi più antichi: grazie a quegli studi capisco meglio l’ortografia francese e mi è più facile capire come certe parole sono arrivate al loro significato attuale. Lo stesso vale per la lingua italiana con cui non avrei il rapporto di confidenza che ho oggi se non avessi mai letto i primi testi scritti in essa. Io penso che faccia bene a ogni futuro traduttore studiare almeno un po’ le radici delle lingue con cui intende lavorare.

Autore dell’articolo:
Irina Brüning
Traduttrice it>de e fr>de
Berlino (Germania)