Lingue e traduzione, binomio inscindibile

 Categoria: Le lingue

In un’epoca come la nostra, segnata profondamente dalla globalizzazione, fenomeno – che piaccia o no – irreversibile, dove il mondo si è rimpicciolito poiché le distanze si sono accorciate, la comunicazione, da uno o più mittenti a uno o più destinatari, affinché risulti comprensibile, rapida ed efficace, deve avvalersi di linguisti qualificati, in qualsiasi campo essi operino (politica, economia, giurisprudenza,…); l’attività traduttiva, di conseguenza, assume un ruolo sempre più rilevante.

Spesso, i “non addetti ai lavori” sottovalutano e sminuiscono lo sforzo del traduttore. Le loro domande più frequenti, le cosiddette FAQ (Frequently Asked Questions), non differiscono da: “Cosa ci vuole a trasporre un testo da una lingua all’altra? Prendi il dizionario, cerchi le parole di cui non conosci il significato, e il gioco è fatto!”. Magari fosse un così semplice “copia e incolla”… Le difficoltà che si presentano dinanzi al traduttore, a maggior ragione inesperto, sono molteplici: innanzitutto, la lingua di partenza, quella in cui è stato scritto il testo originale – per quanto si possa averla studiata – non sarà mai la mother tongue del traduttore, il quale traduce solo verso la propria lingua madre.

Occorre poi considerare il tipo di traduzione che verrà effettuata: traduzione letteraria, traduzione tecnica, traduzione giuridica, ecc…; ognuna di esse necessita di un vocabolario specifico, di sfumature lessicali da non perdere nel percorso dalla lingua source alla lingua target.
E quindi non si potranno tradurre alla stessa maniera un saggio, un articolo di giornale, una recensione sul web, un romanzo storico, un racconto narrativo, una fiaba o una filastrocca. Ognuno di essi comporta scelte traduttive molto diverse. Nel caso delle filastrocche, ad esempio, data la loro natura musicale, occorre mantenere, oltre al ritmo, anche la rima, ove possibile, o comunque un’assonanza sillabica.

Un altro aspetto, non secondario, è il contesto socio-culturale in cui è stato scritto un elaborato, spesso divergente da quello attuale, sia a livello temporale che a livello spaziale.
Anche il registro linguistico è fondamentale: nel corso dei secoli, infatti, le lingue si sono evolute (nella Londra del terzo millennio, nessuno parla più come Chaucer, Shakespeare o Wilde), alcuni termini sono ormai anacronistici e desueti, mentre altri, definiti neologismi, sono entrati a far parte del vocabolario, un vocabolario che si aggiorna di continuo.

La seconda parte di questo articolo sarà pubblicata domani.

Autore dell’articolo:
Alessandro Conti
Aspirante traduttore
Milano