L’inglese internazionale

 Categoria: Le lingue

Ebbi il primo contatto con l’inglese a otto anni. La mia mamma, da sempre appassionata di lingue straniere, decise di mandarmi da un’insegnante privata per vedere se anche in me sarebbe scoppiata la stessa passione. Era il lontano 1984 e alle elementari ancora non si insegnava inglese. Anche per me fu amore a prima vista e da quel momento iniziai un percorso di studio che continua ancora oggi. Un traduttore, si sa, non finisce mai di imparare.
Alle superiori mi è capitato più volte di leggere che esistevano diverse varietà di inglese ma, nella mia testa, le differenze erano simili a quelle esistenti tra i vari dialetti dell’italiano. Credevo che la lingua scritta fosse identica ovunque.

Mi sono resa conto che non era esattamente così quando ho iniziato a viaggiare, ad approfondire i miei studi ed a leggere libri di autori anglofoni di diverse nazionalità.
Il fatto è che l’inglese è talmente diffuso che è impossibile che rimanga immobile. Una lingua viene influenzata in modo massiccio dalle differenti culture, dalle abitudini che si consolidano, dai gusti e dalle preferenze delle persone. Ciononostante, se si escludono i casi limite del Sudafrica e dell’India (paesi in cui la diversità della cultura locale è davvero molto marcata e fa sì che l’inglese si allontani sempre più dalla matrice originaria), l’inglese parlato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia, a dispetto delle differenze lessicali e di altre differenze che sicuramente esistono, è sostanzialmente la stessa lingua ed è perfettamente comprensibile.

Accanto ai vari Englishes c’è poi una variante della lingua di Shakespeare che spesso non è così comprensibile come le altre. Mi riferisco a quella versione dell’inglese a cui solitamente ci si riferisce come “inglese internazionale“, cioè l’inglese scritto dai non madrelingua.
Nella mia professione di traduttrice spesso mi trovo a dover tradurre dei testi che solo apparentemente sono scritti in inglese. Già dopo la prima lettura, però, ci si rende conto che la lingua che abbiamo di fronte assomiglia all’inglese ma non è inglese. Le parole utilizzate appartengono di fatto al vocabolario della lingua inglese ma spesso non vengono correttamente impiegate. Per non parlare poi della sintassi.
Di fronte a questo tipo di testi, il traduttore, prima ancora di saper tradurre, deve saper interpretare. E per farlo non servono conoscenze linguistiche, gli anni passati a studiare sono del tutto inutili. Per capire cosa vuole dire l’autore del testo occorre intuito, immaginazione, esperienza e tanta tanta tanta buona volontà.

Autore dell’articolo:
Giulia Bongiovanni
Traduttrice italiano-inglese
Parma