L’importanza del pluralismo linguistico

 Categoria: Le lingue

I più critici del multilinguismo sostengono che l’Unione Europea si dissangua con le spese di traduzione e interpretariato. Al contrario, i sostenitori dell’importanza del pluralismo linguistico, nonostante le cifre siano davvero considerevoli, rifiutano l’idea che siano eccessive.

Il vicepresidente del Parlamento Europeo sostiene che il costo totale è inferiore all’1% del budget comunitario e, al massimo, equivale al costo di un panino per ogni cittadino europeo. A suo (e anche a nostro) modo di vedere, visti i benefici che apporta, il valore della traduzione è, senza ombra di dubbio, infinitamente superiore al costo.
“Alcuni propongono l’adozione di una lingua unica e, guarda caso, ritengono che dovrebbe essere la lingua del loro paese d’origine. Non propongono mai l’adozione della lingua del paese confinante. Ovviamente, vi sono paesi che fanno più pressioni di altri. Per ovvie ragioni, paesi come l’Estonia non mi hanno mai fatto richieste affinché fosse il loro idioma la lingua dei Ventisette”.

Le lingue che hanno più peso nell’UE sono sicuramente l’inglese, il francese e il tedesco, seguite dallo spagnolo e dal portoghese. L’inglese, che è divenuto, de facto, la lingua franca dell’Unione, fa pesare la sua importanza mondiale. La Germania mette sul piatto della bilancia la sua forza economica e i suoi 90 milioni di abitanti (contro i 63 del Regno Unito). I francesi, oltre a considerazioni politiche, economiche e demografiche, aggiungono anche motivazioni storiche, rivendicando il ruolo di lingua franca avuto in passato dalla loro lingua. Spagna e Portogallo chiedono più spazio in virtù dei 325 e 180 milioni di individui che parlano rispettivamente spagnolo e portoghese in America Latina e in altri paesi stranieri.

Nella lista dei pretendenti al trono di lingua ufficiale dell’UE non compaiono le cosiddette lingue minoritarie, che, non essendo neppure lingue ufficiali di stato, hanno un riconoscimento legale minimo a livello europeo. È il caso, ad esempio, del catalano, del basco e del galiziano, lingue riconosciute ufficialmente sia dalla Spagna che dall’UE, ma che non rientrano nella lista delle 23 lingue oggetto di traduzione. Tuttavia, nel corso del tempo, anche le lingue minoritarie hanno ottenuto un loro spazio. Possono essere infatti usate da tutti i cittadini che vogliano scrivere all’UE e anche dai politici nei loro interventi, a patto che lo richiedano con sette settimane di anticipo. Le spese di traduzione e interpretariato, in questi casi, sono a carico del governo spagnolo.