Latino: lingua viva o lingua morta?

 Categoria: Le lingue

Il dibattito tra chi ritiene che il latino non sia da considerarsi una lingua morta e i sostenitori della posizione opposta è in corso da anni ed è quanto mai fervente. Le principali motivazioni addotte dai primi sono che il latino viene tuttora insegnato nelle scuole e che è tuttora la lingua ufficiale della Santa Sede, sebbene la Città del Vaticano utilizzi l’italiano come lingua per la comunicazione orale ed il latino solo per alcune celebrazioni e per le pubblicazioni.
Accanto a queste due importanti motivazioni, si aggiungono poi molte altre testimonianze di vitalità della lingua latina. Una di queste è il giornale online Ephemeris che tratta temi di attualità nella lingua di Giulio Cesare; un’altra è la radio finlandese Yle Radio1, che dal 1989 trasmette un notiziario nella lingua dell’antica Roma. Ovviamente si tratta di casi isolati, ma potremmo continuare ancora a lungo citando pubblicazioni, siti, radio online che trattano tematiche di vario genere in latino.

Quanto appena detto sembrerebbe dimostrare in modo inequivocabile che il latino non è una lingua morta e sepolta. Tuttavia, i critici di questa visione sostengono che affinché una lingua possa essere considerata davvero viva deve avere la capacità di svilupparsi, mutare, adattarsi all’epoca in cui vive, cosa che il latino decisamente non fa. Nessuno parla latino per strada, nessuno è di madrelingua latina, mancano i presupposti essenziali per poter definire il latino una lingua propriamente viva.

A nostro avviso il latino non può essere considerato una lingua morta a tutti gli effetti.
Il fatto che non sia più una lingua correntemente parlata non è una condizione sufficiente per decretarne lo stato di morte. Le lingue morte, oltre a non essere più parlate da nessuno, sono lingue che non hanno lasciato alcuna traccia nella cultura di un popolo. Una lingua non più parlata è come se fosse una lingua dormiente che potrebbe risvegliarsi in qualsiasi momento, com’è accaduto in modo sorprendente all’ebraico nel corso del ventesimo secolo.
Nemmeno l’arabo classico può essere considerato una lingua morta. Oggigiorno nessuno lo parla più, tutti gli abitanti dei paesi arabi parlano solamente il dialetto della regione in cui vivono, ma l’arabo classico sopravvive in tutte le circostanze formali e come lingua letteraria.