L’arabo è difficile?

 Categoria: Le lingue

Parlato da circa 300 milioni di individui, l’arabo è la lingua ufficiale di alcuni paesi del Nord Africa (Algeria, Egitto, Gibuti, Libia, Marocco, Mauritania, Sudan, Tunisia) e dell’area mediorientale (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Kuwait, Libano, Giordania, Oman, Qatar, Palestina, Siria, Yemen), oltre a essere la lingua liturgica dell’Islam e una delle lingue ufficiali dell’ONU.

Sono sempre più numerosi coloro che si avvicinano allo studio dell’arabo, spinti innanzitutto dalla curiosità verso una lingua e una cultura affascinante e geograficamente non troppo lontana. Ma perché nell’immaginario comune occidentale l’arabo è la lingua difficile per antonomasia? La presunta difficoltà intrinseca dell’arabo è, in parte, un mito da sfatare, in quanto oggettivamente nessuna lingua è “facile” o “difficile”; direi invece che, più precisamente, esistono fattori linguistici ed extralinguistici (come la vicinanza tipologica- linguistica, culturale e/o geografica alla propria lingua madre) che facilitano il percorso di apprendimento di una seconda lingua. Per esempio,le lingue romanze, come il francese e lo spagnolo, sono linguisticamente affini all’italiano, e, pertanto, più facilmente apprendibili e viceversa.

Probabilmente la difficoltà iniziale nell’approcciarsi alla lingua araba sta nell’apprendimento del suo alfabeto. Secondo la mia esperienza personale, l’acquisizione delle competenze di lettura e scrittura non presentano particolari difficoltà ma possono essere raggiunte, con un buon esercizio giornaliero, in un tempo relativamente breve. In realtà, è doveroso sottolineare che qualsiasi lingua presenta aspetti complessi cui il parlante deve far fronte e, per quanto riguarda l’arabo, una delle problematiche consiste nella pronunzia dei fonemi, molto lontani dal sistema linguistico dell’italiano. Ho impiegato anni ad imparare ad eseguire una giusta aspirazione del fonema Ḥ (ﺡ), mentre, sin da subito, non ho avuto particolari problemi a riprodurre un suono, come quello della lettera `ayn (ﻉ), che a molti risulta abbastanza astruso.

Il fenomeno della diglossia in lingua araba, ovvero della compresenza di una lingua araba standard e di una lingua dialettale, parlata quotidianamente e che varia da paese in paese, potrebbe suscitare confusione nell’apprendente che si chiede “quale arabo” sia meglio imparare.
La fruizione della lingua araba, invece, passa per canali poco conosciuti e numericamente inferiori. Ciò significa che se voglio, per esempio, visionare un film o leggere un libro in arabo, le mie risorse saranno piuttosto scarse ma non inesistenti: il web, infatti, si rivela il miglior veicolo di comunicazione e condivisione di risorse in arabo.
Detto ciò, quello che consiglierei a chi desidera imparare l’arabo non sarebbe sostanzialmente diverso da un consiglio a chi volesse imparare l’inglese, il francese o il cinese; raccomanderei magari un diverso impiego di energie e un maggiore impegno che scaturiscono soltanto da motivazione, costanza e passione.

Autore dell’articolo:
Francesca De Luca
Laureata in Lingue e culture moderne
Specializzata in lingua araba
Aspirante Traduttrice EN-AR>IT
Palermo