La traduzione e lo studio delle lingue

 Categoria: Le lingue

Il problema dell’apprendimento delle lingue straniere è antico come è antico il desiderio dell’essere umano di cercare contatto con altri esseri umani. Infatti l’uomo, mobile sul territorio, si trova ad interagire con gli altri uomini e comunicare con essi attraverso i diversi sistemi di segni, tra i quali primario il linguaggio. Il mito della Torre di Babele si riferisce proprio alla difficoltà che l’esistenza di tante lingue diverse determina per lo svolgimento dei processi comunicativi, e rivela l’aspirazione ad una mitica lingua originaria che si esprime appunto nella favolosa esistenza di una sola ed unica lingua universale.

I problemi legati all’apprendimento delle lingue straniere derivano direttamente dai problemi legati allo studio del latino. A partire dal Medioevo, il latino, divenuto la lingua ufficiale delle corti, della Chiesa e della cultura, si manifesta come studio di un esercizio intellettuale basato sul codice scritto e sul metodo grammaticale-traduttivo. Esclusa la lingua orale, oramai contaminata da interferenze di ogni genere, lontanissima dal latino puro dei classici e non apprezzata socialmente, la didattica del latino non si basa sull’imitazione, la ripetizione e l’espressione orale, ma esclusivamente sulla traduzione e sullo studio della grammatica.

Ancora nell’Ottocento lo studio delle lingue straniere è incentrato sul metodo grammaticale-traduttivo. Basato sullo studio di una grammatica modellata sulle articolazioni del latino medievale e sull’esercizio della traduzione, questo metodo trascura l’uso linguistico, la lingua orale, e privilegia la conoscenza delle regole astratte. Sulla base di tali principi la lingua viene ridotta alla sua struttura essenziale che definiamo “grammatica di base”, per nulla adatta a comunicare, essendo spesso legata a forme arcaiche e comunque sostanzialmente priva di valenze comunicative.

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Autrice dell’articolo:
Marianna Somma
Traduttrice freelance
Laurea triennale
Master di I Livello
Napoli