La riforma ortografica dell’inglese

 Categoria: Le lingue

La lingua inglese presenta molte difficoltà sia nello scritto che nel parlato anche per i madrelingua, visto che a uno stesso suono possono essere associati più modi di scrivere.
Per questo gli scrittori hanno sentito, nel corso del tempo, la necessità di un cambiamento attraverso una riforma dell’ortografia.

Il sistema ortografico odierno si è sviluppato da quello utilizzato da Chaucer negli ultimi anni del 1300, quando la lingua Inglese veniva sempre più utilizzata al posto di quella Francese.
Quando nel 1476 William Caxton introdusse in Inghilterra la prima pressa tipografica, l’ortografia di Chaucer subì varie contaminazioni da parte degli addetti alla pressa che conoscevano poco o non conoscevano affatto l’inglese. In questo modo parole semplici si trasformarono in parole lunghe e complesse: era assolutamente necessaria una riforma che mettesse ordine nel caos ortografico.

Nel 1595 Edmond Coote pubblicò la sua opera ‘The English Schoolemaister’ nella quale tentò di rimediare agli errori di coloro che non masticavano l’inglese, togliendo le lettere in più aggiunte dagli addetti alla pressa: da hadde si tornò ad had e da worde a word.

Tutto cambiò nel 1755 con la pubblicazione da parte di Samuel Johnson del suo ‘Dictionary of English language’. Lo scopo di questa opera era quello di uniformare il linguaggio servendosi di esempi estrapolati da opere letterarie; il dizionario di Johnson divenne così popolare che l’ortografia contenuta in esso iniziò ad essere ampiamente accettata come definitiva.

Una riforma radicale dell’ortografia inglese, basata sui principi fonetici, arrivò nel 1768 con Benjamin Franklin: il suo obiettivo era quello di far corrispondere, in maniera univoca, un suono a una lettera o a una combinazione di lettere. L’alfabeto fino ad allora utilizzato era di 26 lettere. Franklin iniziò con il toglierne sei: c, j, q, w, x and y; aggiunse quattro consonanti di sua invenzione: sh (shell), ng (quando si ripete due volte come in hanging), il th muto (come in that), e il th aspirato (come in thin); e inventò anche due nuove vocali: una per il suono uh (come in must) e una per il suono ah (come in not). Dopo le modifiche apportate, l’alfabeto risultava essere di 26 lettere, anche se era ben diverso da quello originario.

Il piano di Franklin era quello di riformare sia l’inglese britannico che quello americano. Questo obiettivo ispirò anche Noah Webster: voleva introdurre un’importante cambiamento per quanto riguardava l’inglese americano, in modo da distinguerlo da quello britannico.

Domani sarà pubblicata la seconda parte di questo articolo.

Autore dell’articolo:
Elena Martini
Dottoressa in Scienze della Mediazione Linguistica
Toscana