Il serbocroato-croatoserbo (2)

 Categoria: Le lingue

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“Serbocroato-croatoserbo: erano le due denominazioni ufficiali della lingua più diffusa e “unificante” dei vari popoli dell’ex Jugoslavia.[1] Oggi viene sostituita da altre varianti di lingue ufficiali nazionali: il croato, il serbo, il bosniaco. La crisi jugoslava ha assegnato alla lingua forti significati simbolici, politici e d’identità nazionale”.[2]

Nell’intento di standardizzare l’uso della lingua, nel 1800 intellettuali serbi e croati[3]portarono parallelamente all’adozione ufficiale, come lingua letteraria, del dialetto štokavo (nell’area serba con la variante ekava e l’alfabeto cirillico moderno, e in quella croata con la variante jekava e l’alfabeto latino).

L’adozione della stessa base linguistica, seppure in due varianti, portò alla ratifica tra serbi e croati di più accordi [4] in cui si sosteneva che i due popoli avevano scelto la stessa lingua, con le sue due varianti, e in cui si stabiliva l’unione del serbocroato-croatoserbo.[5] Questi concetti furono più volte ribaditi, in varie forme ufficiali, fino ai primi anni ’90.

La realtà dei fatti rimase però più complessa. Infatti, le varianti dialettali kajkavae čakava continuarono a venir usate, come pure le varianti ikava, ekavaejekava, a volte sovrapposte alle varianti “ufficiali”.[6]

A seconda delle aree geografiche prevalsero anche differenze lessicali e sintattiche, dovute a differenti influenze linguistiche e storiche. Per esempio i serbi di Vojvodinae Krajina si trovarono a lungo a convivere assieme ai croati nell’Impero asburgico, mentre i croati di Slavonia ed Erzegovina si ritrovarono per secoli, assieme ai serbi, sotto la dominazione turca; esperienze da cui tutti mutuarono varie espressioni culturali e lessicali.

Anche la politica influì sull’uso della lingua: subito dopo il crollo dell’Impero asburgico sloveni e croati si unirono alla Serbia, dando vita al Regno dei Serbi, Croati e Sloveni. Spinti dall’afflato unitario i più importanti intellettuali croati, tra i quali l’illustre Miroslav Krleža, introdussero nel loro linguaggio vari serbismi, per simboleggiare con ciò un più forte legame tra i due popoli. Esperienza che però durò poco, perché ben presto i croati cominciarono a lamentarsi delle politiche centralizzatrici e prevaricanti della Serbia e gli intellettuali, in segno di protesta, riadottarono allora le varianti più tipicamente occidentali del croatoserbo.

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Autrice dell’articolo:
Maria Luisa Di Prospero
Traduttrice Giurata
Pescara


[1] L’idea della lingua unitaria serbo-croata era alla base dell’ideologia della fratellanza ed unità (bratstvo-jedinstvo) nella Jugoslavia socialista. Cfr. Bogdanić Luka, op. cit.,pag. 233.
[2] Cfr. Bekar M., Il serbocroato-croatoserbo: una lingua che univa, una lingua che divide?, in “Reset“, 1999.
L’articolo che segue è dell’ottobre del 1999 ed illustra la realtà dell’epoca. Dopo il 2000, con il crollo in Croazia del governo nazionalista dell’HDZ e la morte del Presidente Franjo Tuđman, e con il rovesciamento del regime di Milošević, a Belgrado, la situazione ha subito molti miglioramenti. La realtà attuale (nel 2003 N.d.R.) non ha quindi più certi toni parossistici qui citati, sebbene non sia ancora totalmente superata sul piano culturale. Il testo che segue va  quindi letto come una documentazione su una problematica ed un’epoca, e non come un testo d’attualità.
[3] La lingua letteraria moderna fu fissata ai primi dell’Ottocento per opera specialmente di VukKaradžić (per il serbo) e Ljudevit Gaj (per il croato) che sistematizzarono l’ortografia seguendo un principio rigidamente fonetico: ciò dà luogo a delle alternanze grafiche all’interno della stessa radice (es. sladak “dolce”, mas., slatka fem., dove l’assordimento della –d radicale (sonora) davanti alla k (sorda) nel femminile è reso graficamente).
[4] I più importanti furono quello di Vienna del 1850 e quello di Novi Sad del 1954.
Nell’ “Accordo di Novi Sad” gli intellettuali e i letterati serbi e croati dichiaravano che «la lingua popolare di serbi, croati e montenegrini è un’unica lingua. Per tale motivo anche la lingua letteraria che si è sviluppata sulla base di essa intorno ai due centri maggiori, Belgrado e Zagabria, è un’unica lingua con due pronunce, la ekava e la jekava» Cfr. Bogdanić Luka,op. cit., pag. 233.
[5] La prima dizione era usata comunemente dai serbi, la seconda dai croati.
[6] Per esempio nella Serbia centrale si usò l’ekavo, mentre in quella meridionale prevalse lo jekavo, e l’alfabeto latino si accompagnava talvolta a quello cirillico; nel contempo, nelle zone croate e nelle zone serbe, sopravvisse l’uso di più varietà dialettali.